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Farmaci e dintorni

09 Gennaio 2013

Su prescrizione del brand pesano marketing e pazienti


Oltre due medici americani su cinque prescrivono un farmaco di marca anche quando sono convinti che il generico sarebbe altrettanto efficace, solo perché il paziente lo ha chiesto espressamente: è questo uno dei risultati più significativi di un''ampia indagine pubblicata online dalla rivista Jama Internal Medicine. L''indagine, diretta da Eric Campbell dell''Università di Harvard, ha contattato circa 3.000 medici appartenenti a sette diverse specialità (medicina interna, medicina generale, pediatria, cardiologia, chirurgia generale, psichiatria e persino anestesia), due terzi dei quali hanno risposto. «La prescrizione di farmaci di marca quando sono disponibili i generici genera spese mediche non necessarie, il cui costo è sopportato dal pubblico» premettono gli autori, che hanno cercato di quantificare il fenomeno e di individuare i principali fattori associati. I medici più propensi ad accondiscendere alle richieste dei pazienti sono apparsi quelli con 30 o più anni di carriera alle spalle (lo ha fatto spesso o alcune volte il 43% di loro, rispetto al 31% dei colleghi attivi da meno di dieci anni) e in generale quelli che accettano dall''industria campioni, cibo e bevande, e incontrano di persona gli informatori farmaceutici. Un''altra differenza significativa è stata osservata tra i medici che lavorano da soli (o in coppia) e quelli inseriti in uno staff ospedaliero o universitario: tra i primi la percentuale dei camici bianchi propensi ad accettare senza una giustificazione clinica la richiesta del paziente è addirittura del 46 per cento, mentre tra i secondi del 35%. «Anche se non siamo in grado di provare una relazione di causa-effetto tra le attività di marketing dell''industria e le abitudini prescrittive, a livello fondamentale questi dati suggeriscono che il marketing dell''industria funziona» conclude Campbell.

JAMA Intern Med. 2013;():1-3

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