Farmaci e dintorni
14 Marzo 2013Analizzando le parole inserite dagli utenti nei motori di ricerca si potrebbero scoprire tempestivamente gli effetti avversi dei farmaci. Almeno secondo uno studio finanziato dai National Institutes of Health, svolto su oltre 6 milioni di utenti web e pubblicato sul Journal of american medical informatics association. Nel 2011 alcuni ricercatori statunitensi guidati da Ryen White, informatico della Microsoft research a Redmond, Washington, hanno messo a punto specifici algoritmi per estrarre in modo automatico i rapporti della Food and drug administration (Fda) sugli effetti collaterali dei medicinali. Questo permetteva di individuare varie interazioni farmacologiche, altrimenti difficili da identificare. «Per esempio, il nostro lavoro ha rivelato che i pazienti in terapia contemporanea con l''antidepressivo paroxetina e con l’anticolesterolemico pravastatina avevano maggiori probabilità di sviluppare iperglicemia rispetto ai pazienti che assumevano i farmaci da soli» spiega White. L’informatico spiega che il sistema Fda necessita di rapporti scritti dal medico su segnalazione del paziente, e ciò potrebbe implicare che solo una frazione di eventi avversi vengano caricati nel database. Da qui l’idea di scovare le interazioni tra farmaci nella massa di dati anonimi raccolta dai browser durante le ricerche su internet. «Gli utenti web che hanno deciso di condividere le loro ricerche in forma anonima, installando un browser Microsoft, sono milioni» dice l’informatico di Redmond che, nel corso del 2010, insieme ai colleghi della Columbia university di New York e della Stanford University in California, ha analizzato 82 milioni di ricerche su farmaci, sintomi e malattie, svolte su Bing, Google, Yahoo! e altri motori di ricerca da 6 milioni di utenti. I ricercatori si sono accorti che a cercare la coppia di farmaci paroxetina/pravastatina in relazione all’iperglicemia era stato il 10% degli utenti, contro il 5% per la sola paroxetina e il 4% per la pravastatina. Gli informatici hanno poi testato altre 31 coppie di farmaci la cui interazione causa iperglicemia e 31 coppie di composti non associati ad aumenti glicemici, trovando tra le 62 coppie un tasso di falsi positivi del 12,5%. «Di certo ulteriori sforzi sono necessari per esplorare il valore predittivo delle ricerche web, ma i nostri risultati evidenziano il potenziale valore dei servizi internet nell’integrazione dei dati di farmacovigilanza» concludono gli autori.
J Am Med Inform Assoc. 2013 Mar 6
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