Farmaci e dintorni
10 Ottobre 2013Aumento dell’intensità di trattamento farmacologico per il diabete, del numero di persone con diabete trattate e dell’appropriatezza prescrittiva, con conseguente miglioramento del controllo metabolico. Sono questi i principali risultati messi in evidenza dall’edizione 2012 del Rapporto Aifa sull’uso dei farmaci in Italia (OsMed) nella parte che analizza i comportamenti prescrittivi per le persone con diabete stilata in collaborazione con l’Associazione medici diabetologi (Amd) sul database Annali Amd con i dati della rete diabetologica italiana. In particolare, nel diabete tipo 1 tra il 2004-2011 si è avuta una radicale modifica nel trattamento insulinico, con il progressivo abbandono delle insuline con durata d’azione intermedia e premiscelate, e l’adozione dei regimi cosiddetti «basal-bolus», che mimano meglio la risposta fisiologica dell’insulina endogena. Anche l’utilizzo della tecnologia dell’infusione continua sottocutanea, attraverso microinfusori, è raddoppiata nel periodo di osservazione: oggi è utilizzata dal 16,5% delle persone, con una maggiore frequenza nella donna. Risultato: «I cambiamenti terapeutici» spiega Carlo Bruno Giorda, presidente Fondazione Amd «si sono tradotti in un miglioramento del controllo metabolico, con un lieve aumento, dal 20,6 al 23,2%, delle persone con diabete tipo 1 con emoglobina glicosilata (HbA1c) sotto il 7%, ma soprattutto con la parallela riduzione di quelle con valori di HbA1c francamente elevati (oltre 8%): da 51,6 a 44,2%, pari a meno 7,4 punti in valore assoluto».
Per quanto riguarda il diabete tipo 2, quasi 2 persone su 3 sono in trattamento con ipoglicemizzanti orali o farmaci iniettabili diversi dall’insulina (definiti nel complesso «iporali»), mentre tra chi è in cura con insulina, il 50% è trattato con sola insulina e il 50% con iporali associati a insulina. I farmaci di gran lunga più impiegati sono la metformina e i secretagoghi (sulfaniluree e glinidi), rispettivamente nel 65,5% e nel 49,6% della popolazione diabetica. In termini di schemi terapeutici, oltre il 50% delle persone con diabete tipo 2 è curato con 1 o 2 ipoglicemizzanti orali, mentre solo una piccola quota (6,8%) con 3 o più. Il 15,6% utilizza solo insulina e un altro 15,6% insulina combinata a ipoglicemizzanti. La prescrizione dei nuovi farmaci incretino-mimetici (inibitori del DPP-IV e agonisti del GLP-1) risulta più bassa nelle fasce di età più avanzate. In sostanza, conclude Giorda, «vi è stato un aumento dell’intensità di trattamento che si è tradotto in un miglioramento del compenso metabolico, con un aumento dei soggetti a target di HbA1c (da 39% a 43,8%) e una parallela riduzione dei soggetti con valori francamente elevati (da 34,9% a 27,2%). Inoltre, è migliorata anche in maniera importante l’appropriatezza dei trattamenti».
Francesca Giani
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