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Farmaci e dintorni

15 Novembre 2013

Multivitaminici inefficaci? Poli (Nfi): studi pensati male


È uno degli studi più ampi effettuati su integratori, multivitaminici e supplementi e non ha individuato una loro azione preventiva contro tumori e malattie cardiovascolari. Pubblicata
sugli Annals of internal medicine, l''analisi si è basata sul riesame di una vastissima mole di dati complessivamente raccolti in 26 studi condotti sull''argomento a partire dal 2005. Tuttavia Andrea Poli, direttore scientifico della Nutrition foundation of Italy (Nfi), non appare sorpreso: «erano già stati condotti alcuni studi accurati e su numeri consistenti riguardo a due tipologie di integratori, quelli a base di vitamina A, C ed E come antiossidanti e quelli con acido folico e vitamina B12 per verificare se, attraverso il controllo dell’omocisteina, portassero a una diminuzione del rischio cardiovascolare. In entrambi i casi, i risultati erano stati negativi, anzi alcuni studi erano stati interrotti perché alcuni gruppi che avevano assunto certe combinazioni di antiossidanti mostravano risultati peggiori dei gruppi di controllo». Quella del professor Poli non è una stroncatura degli integratori in sé poiché questi studi avevano alla base un difetto concettuale: «la maggior parte delle persone assumono tutte le vitamine necessarie con l’alimentazione, ma gli studi non sono stati condotti sulla piccola quota di persone che hanno effettivamente una carenza vitaminica, quindi non sappiamo se in questi casi ci possa essere un beneficio». C’è da dire che questi trial indiscriminati riflettono una distribuzione dei prodotti spesso altrettanto indiscriminata, fatta nei supermercati e indirizzata all’utilizzatore finale. E, sul fronte della distribuzione, Poli segnala un’altra complicazione: «l’autorità europea della sicurezza alimentare (Efsa) ha autorizzato moltissimi claim salutistici che si riferiscono a vitamine e minerali non sempre supportati da evidenze scientifiche e senza porsi il problema di limitare le indicazioni alle persone che hanno carenze; so di usare una parola forte, ma il mercato ne risulta drogato».

Renato Torlaschi

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