Farmaci e dintorni
22 Novembre 2013I probiotici possono rappresentare una possibile opzione nel trattamento dei disturbi psichici, secondo le ipotesi di un gruppo di ricercatori irlandesi, dell’Alimentary pharmabiotic centre dell’university college di Cork, autori di una review apparsa su Biological psychiatry. I presupposti di partenza dell’indagine sono state alcune evidenze circa un legame diretto tra specifici probiotici ed effetti ansiolitici o antidepressivi. Per lo più le dimostrazioni provengono da studi pre-clinici, ma gli autori della review hanno trovato anche qualche riscontro in piccoli studi clinici in pazienti con sindrome dell’intestino irritabile. La review individua anche esperimenti dai quali emergono effetti positivi nella depressione e nella sindrome da stanchezza cronica. Gli autori ipotizzano che questi effetti siano correlati alle azioni antinfiammatorie di certi “psicobiotici” e alla loro capacità di ridurre l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, anche se non sarà facile isolare tra i tanti probiotici quelli capaci di interagire positivamente con il sistema neuroendocrino. L’idea però è questa e merita di essere approfondita, secondo Timothy G. Dinan, e colleghi, con studi su ampia scala, controllati contro placebo, perché di sicuro lo sviluppo e l’applicazione dei probiotici sarebbero molto più semplici rispetto a quello di nuove terapie farmacologiche. Senza dimenticare che quando su parla di psicofarmaci i pazienti sono sempre molto riluttanti ad assumerli, mentre i probiotici sono ormai accettati come supplementi dietetici parte di una sana e salutare alimentazione.
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