Farmaci e dintorni
19 Febbraio 2014Se ne parla molto ma non è mai abbastanza perché, secondo Walter Ricciardi (foto), direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell''Università Cattolica Policlinico Gemelli di Roma e membro dell’Istituto superiore di sanità, «l’antibioticoresistenza è un problema epocale». L’ultimo monito arriva dagli Stati Uniti dove, al ventesimo congresso annuale dell’American Academy of Emergency Medicine, si è puntato il dito contro un antibiotico specifico: l''azitromicina, un principio appartenente alla famiglia dei macrolidi, che è spesso utilizzato impropriamente per trattare faringiti, otiti e polmoniti. Anche secondo Ricciardi, il concetto principale che deve essere assimilato dai medici è l’appropriatezza, «è ben nota l’inutilità della prescrizione di antibiotici in caso di malattie virali come il raffreddore o l’influenza, eppure durante la stagione influenzale si assiste al picco dell’utilizzo di questi farmaci, e in molta parte si tratta di consumi non appropriati». Ricciardi non rileva nel nostro Paese un’emergenza legata a un antibiotico specifico, ma segnala che la situazione è particolarmente critica, anche se da tre anni il ministero della Salute porta avanti una campagna di sensibilizzazione sulla corretta prescrizione e utilizzo degli antibiotici: «C’è qualche segnale che il messaggio stia passando in alcuni medici, ma certo non siamo di fronte a un’inversione di tendenza». Anche in quest’ambito, le differenze tra le strutture ospedaliere e in generale tra le diverse Regioni sono molto marcate, «al Gemelli stiamo lavorando moltissimo su questo argomento, ma nella distribuzione dell’uso di antibiotici in Italia c’è una tripartizione: il Nord è un po’ meglio del Centro che è molto meglio del Sud». Siamo certamente di fronte a un problema culturale, che riguarda medici e cittadini, ma anche in questo caso gli insufficienti investimenti non aiutano: «il Programma nazionale linee guida langue, - ammette Ricciardi – avrebbe dovuto fornire riferimenti a tutti ma non è stato rifinanziato e programmi regionali in molti casi mancano, lasciando spazio comportamenti spontanei o autoreferenziali».
Renato Torlaschi
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