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Farmaci e dintorni

01 Aprile 2014

Da Ace-inibitori protezione cardiovascolare in diabete mellito


Gli antipertensivi che inibiscono l''enzima di conversione dell''angiotensina sembrano ridurre gli eventi cardiovascolari e la mortalità nei pazienti con diabete, mentre i sartani, cioè gli antagonisti del recettore dell''angiotensina II, appaiono privi di tale effetto. Questi, almeno, sono i risultati di uno studio realizzato in Cina e pubblicato su JAMA Internal Medicine in cui gli autori ricordano che, date le complicanze a carico dei vasi sanguigni, il diabete è un noto fattore di rischio indipendente per malattie cardiovascolari. «Negli anni passati, molti trials hanno suggerito che la soppressione dell''attività del sistema renina - angiotensina - aldosterone potrebbe ridurre la mortalità nei diabetici, ma l’argomento è ancora oggetto di discussione» spiegano, ricordando che l''American Diabetes Association consiglia il trattamento con Inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone nei pazienti con diabete e ipertensione. Tuttavia, secondo dati recenti le due classi di antipertensivi sembrano avere effetti diversi sulla mortalità e sugli eventi cardiovascolari nei diabetici, e per fare chiarezza i ricercatori hanno svolto una revisione sistematica degli studi sull’argomento, identificandone 23 sul confronto tra Ace-inibitori e placebo o altri farmaci in 32.827 pazienti, e altri 13 sui sartani rispetto a nessuna terapia per un totale di 23.867 partecipanti. Ebbene, la metanalisi suggerisce che i primi riducono il rischio di morte per tutte le cause del 13%, la mortalità cardiovascolare del 17%, l''infarto miocardico del 21% e lo scompenso cardiaco del 19%. Viceversa, i sartani non modificano tali parametri a eccezione di un effetto benefico sull’insufficienza cardiaca. «Né l’una né l’altra classe di farmaci hanno invece ridotto il rischio di ictus nei pazienti con diabete» scrivono gli autori concludendo che «secondo questi dati gli Ace-inibitori dovrebbero essere considerati la terapia di prima linea per limitare l''eccesso di mortalità e morbilità nei pazienti affetti da diabete mellito».

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