Farmaci e dintorni
03 Aprile 2014Molti pazienti in trattamento per ipertensione non assumono la terapia in modo corretto, in alcuni casi non la assumono affatto, circostanza che potrebbe spiegare molti casi definiti come ipertensione resistente e che in realtà dipendono da una cattiva compliance del paziente. Sono queste in estrema sintesi le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista Heart da un gruppo di ricercatori del Regno Unito che ha coinvolto nella ricerca 208 pazienti ipertesi in trattamento presso centri specializzati. Tra i pazienti che hanno preso parte allo studio, 125 erano alla loro prima esperienza con terapie antipertensive specialistiche, 66 erano pazienti in follow-up con una ipertensione non ben controllata e 17 erano in lista per intervento di denervazione renale. «Nell’ipertensione, come in quasi tutte le condizioni cliniche che richiedono un trattamento cronico, è molto probabile che i pazienti non seguano in modo corretto le terapie» spiega Maciej Tomaszewski, dell’università di Leicester e primo autore dell’articolo «ed è importante per il medico capire quando il fallimento del trattamento dipende da questo atteggiamento del paziente e non dall’inefficacia del farmaco prescritto». I ricercatori hanno dimostrato che anziché cercare di indovinare se un paziente soffre veramente di una forma di ipertensione resistente, è possibile monitorarlo con un sofisticato esame delle urine in grado di rilevare la presenza dei farmaci prescritti e di indicare quindi se il paziente li sta davvero assumendo in modo corretto. «I risultati del nostro lavoro hanno confermato che l’aderenza alla terapia è piuttosto scarsa» spiega l’autore commentando i dati ottenuti: un paziente su quattro (25%) non assumeva la terapia in modo corretto - uno su 10 non la assumeva affatto. «La maggior parte dei pazienti che non rispondono al trattamento viene sottoposta a ulteriori esami – spesso invasivi e costosi – per comprendere le ragioni di questa resistenza alla terapia, ma oggi grazie a un semplice esame delle urine, molte di queste indagini inutili potranno essere evitate» conclude Tomaszewski.
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