Farmaci e dintorni
11 Maggio 2014Le reazioni avverse legate all’uso, spesso inappropriato, di allopurinolo sono più frequenti e gravi di quanto si pensi, e dovrebbero spingere a riconsiderare in molti casi l’opportunità della terapia, soprattutto negli anziani. È questa la conclusione di uno studio italiano, pubblicato su Jama Internal Medicine da Emilio Clementi e Carla Carnovale dell''Università di Milano (ospedale L. Sacco e Irccs Medea di Lecco) e Mauro Venegoni del Centro regionale lombardo di Farmacovigilanza.
L’allopurinolo è considerato il farmaco d''eccellenza per il trattamento degli attacchi ricorrenti di gotta e le linee guida ne raccomandano l’utilizzo anche per la prevenzione. La molecola infatti agisce riducendo la formazione di acido urico da parte dell''organismo. I ricercatori italiani hanno però segnalato alcune reazioni cutanee avverse gravi, in 7 casi su 10 associate a inappropriatezza nella prescrizione (l’iperuricemia asintomatica, in particolare, raramente giustifica il trattamento, giacché pochi pazienti sono destinati a sviluppare poi la gotta). Secondo i dati emersi dal progetto regionale di farmacovigilanza ViGer, finalizzato a monitorare le reazioni avverse ai farmaci nella popolazione anziana, il 5% dei pazienti trattati con allopurinolo deve sospendere la terapia a causa dell''insorgenza di reazioni avverse (fra l’altro, nella rete nazionale di farmacovigilanza l’allopurinolo figura come il farmaco più segnalato nei casi di sindrome di Lyell, una malattia cutanea spesso letale).
«Anche quando c’è la dimostrazione di un potenziale beneficio, i benefici potenziali dell’uso di allopurinolo – in termini di riduzione del rischio assoluto – devono essere soppesati e confrontati con il potenziale danno» scrivono Clementi e colleghi «È noto che l’allopurinolo scatena reazioni avverse come l’ipersensibilità all’allopurinolo, che si stima si verifichi tra lo 0,1% e l’1% dei pazienti in terapia.
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