Farmaci e dintorni
27 Maggio 2014I medici che continuano a prescrivere antibiotici per trattare la bronchite acuta si aggirano tra il 60% e l’80%, nonostante le linee guida e le campagne educative sottolineino che tale quota dovrebbe essere azzerata. La denuncia è contenuta in una “research letter” pubblicata su Jama a firma di Michael L. Barnett e Jeffrey A. Linder, entrambi del Brigham and women’s hospital di Boston (Usa). Per più di 40 anni, si fa notare, i trial clinici hanno dimostrato che gli antibiotici non sono efficaci nel trattare la bronchite acuta, che ha una durata tipicamente inferiore a 3 settimane. Senza contare che i Centers for diseases control and preventions (Cdc) di Atlanta hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi questa patologia ha eziologia virale e che l’uso di antibiotici può essere pericoloso, causando diarrea, rash cutanei e disturbi allo stomaco. Barnett e Linder hanno inteso verificare le prescrizioni realmente effettuate, analizzando la prima visita effettuata da medici di famiglia o cliniche di medicina generale o dipartimenti di emergenza dal 1996 al 2010 su adulti di età compresa tra 18 e 64 anni con diagnosi di bronchite acuta. Su un totale di 3.153 visite considerate, si è visto che il tasso prescrittivo totale di antibiotici era del 71% e che aumentava con il tempo. Le sole ricette di macrolidi sono balzate dal 25% delle visite tra il 1996 e il 1998 al 41% di quelle tra il 2008 e il 2010, ma anche altre molecole hanno raggiunto quota 35%. Per ben 15 anni i Cdc hanno esortato i provider a smettere di prescrivere antibiotici per la bronchite acuta, «medici, sistemi sanitari, decisori e pazienti» concludono Barnett e Linder «dovrebbero collaborare per creare una maggiore responsabilità nel ridurre l’uso eccessivo di antibiotici».
Arturo Zenorini
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