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Farmaci e dintorni

22 Luglio 2014

Influenza: in Italia troppi antibiotici ma corretto utilizzo di antivirali


Se è noto che per trattare l'influenza si prescrivono impropriamente troppi antibiotici, secondo una ricerca statunitense di cui dà notizia Clinical Infectious Diseases, gli antivirali non sarebbero invece prescritti a sufficienza. La percezione di Aurelio Sessa, presidente di Simg Lombardia, è che in Italia questo insufficiente ricorso agli antivirali non si verifichi, mentre «l'iperprescrizione di antibiotici è certamente una realtà ancora diffusa anche nel nostro Paese, specie in ambito respiratorio, dove la maggior parte delle infezioni è dovuta a virus». Sessa è il rappresentante per l'Italia del Global respiratory infection partnership (Grip), il gruppo europeo che porta avanti una serie di attività educazionali nei confronti dei medici, dei farmacisti e dei cittadini su questo tema, su cui esiste ormai una ricca letteratura scientifica. Riguardo agli antivirali, l'esperto ricorda che «vengono utilizzati contro l'influenza da una quindicina d'anni e all'inizio in alcuni Paesi (per esempio il Giappone) vi si è fatto ricorso anche troppo spesso, per la paura di pandemie come l'aviaria. Infatti si sono registrati parecchi casi di resistenza anche contro questi farmaci, esattamente come è avvenuto contro gli antibiotici, ma negli ultimi anni il loro utilizzo è stato molto ridimensionato». La riduzione è stata troppo forte, come suggeriscono gli studiosi americani? «L'Italia è tra i Paesi che li ha sempre usati in misura ridotta, - dice Sessa - ma non in modo improprio: non c'è un sottoutilizzo preoccupante degli antivirali. Del resto le linee guida internazionali li raccomandano solo per i casi in cui il quadro clinico è veramente importante con gravi disturbi di carattere respiratorio oppure nelle persone che hanno patologie croniche concomitanti di una certa entità. Oggi per una persona sana che contrae l'influenza vengono indicati solo dei medicinali sintomatici. La maggior parte degli antivirali non vengono dunque impiegati dai medici di famiglia, ma in ambito ospedaliero, dove vengono trattati i casi gravi».

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