Farmacista di riferimento e banche dati per ridurre le reazioni tra farmaci
Le interazioni farmacologiche sono un considerevole problema, sia perché possono essere pericolose sia perché comunque alterano la risposta terapeutica attesa. Ci possono essere interazioni tra farmaci, tra farmaci e fitoterapici, tra farmaci e alimenti, la casistica è sempre più vasta e in continuo aggiornamento, di conseguenza anche il farmacista deve costantemente aggiornare le sue conoscenze in merito. Questo uno dei temi al centro dell'intervento di Giorgio Racagni, direttore del Dipartimento di scienze farmacologiche e biomolecolari, Facoltà di scienze del farmaco, Università degli studi di Milano ieri mattina a FarmacistaPiù. Il rischio di interazioni aumenta di pari passo con il numero di farmaci che un paziente assume e, per analogia, con il numero di medici differenti che seguono uno stesso paziente, ha spiegato Racagni mentre, fortunatamente, diversi studi mostrano che il rischio diminuisce quando il paziente frequenta una sola farmacia. La confidenza circa la propria storia personale con il farmacista da un lato, e la possibilità per il farmacista di conoscere tutte le terapie, anche di automedicazione, che il paziente assume dall'altro, consentono infatti al farmacista di intercettare potenziali interazioni e segnalarle al curante per le eventuali correzioni del caso. Una opportunità che alcuni paesi europei stanno sperimentando con l'introduzione, a scelta del paziente, del farmacista di riferimento. In ogni caso il farmacista, per la sua posizione sul territorio, è spesso il primo filtro cui un paziente si rivolge per segnalare reazioni indesiderate e quindi la sua conoscenza delle possibili interazioni, che oggi può facilmente verificare via internet con banche dati affidabili, diventa indispensabile per consigliare tempestivamente il paziente.
Elisa Lucchesini
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