Interazioni e farmaci biotech: tutta un’altra storia
Il convegno "La sicurezza alimentare e le interazioni tra alimenti, sostanze di origine naturale e farmaci" ieri mattina durante FarmacistaPiù ha visto gli interventi di diversi accademici che hanno illustrato in dettaglio i meccanismi che portano alle interazioni con conseguenti incremento o diminuzione sia dell'attività terapeutica, sia della tossicità di un medicinale. Dall'iperico al succo di pompelmo, sono argomenti che il farmacista ben conosce, mentre ancora da scoprire sono le reazioni che ci si potrà attendere con in nuovi farmaci biotecnologi, che rappresentano più della metà dei nuovi farmaci in sviluppo. E saranno quasi certamente scoperte positive perché, come ha spiegato Alberto Corsini del Dipartimento di scienze farmacologiche e biomolecolari, Facoltà di scienze del farmaco, Università degli studi di Milano, questi farmaci per la loro particolare natura non danno luogo a interazioni. Si tratta quasi esclusivamente di anticorpi monoclonali, per la precisione IgG, molecole molto grandi rispetto ai farmaci tradizionali con i quali non condividono né farmacocinetica né farmacodinamica. Non sono infatti metabolizzate a livello epatico o renale dove, con i sistemi dei citocromi, si verificano una grande parte delle interazioni clinicamente rilevanti. Inoltre per le loro dimensioni gli anticorpi non verrebbero assorbiti dal tratto gastrointestinale e quindi si somministrano esclusivamente per via iniettiva, endovena o sottocute, si distribuiscono agli organi molto perfusi mentre non superano la barriera ematoencefalica. Superato completamente il rischio che questi nuovi farmaci interagiscano con le categorie già note, occorre però che il farmacista ne comprenda il profilo d'azione perché, presto o tardi, arriveranno sul banco della farmacia. Da sapere che la loro emivita è molto lunga, fino a un mese, che vengono eliminati per proteolisi dal sistema reticolo endoteliale o per internalizzazione una volta raggiunto il target. L'emivita rappresenta una rivoluzione nella gestione terapeutica perché consente somministrazioni estremamente diluite nel tempo, mentre i processi di internalizzazione danno origine a un altro fenomeno tipico dei biotech, e del tutto assente con i farmaci tradizionali, la necessità di ridurre la dose al miglioramento delle condizioni del paziente, perchè il miglioramento clinico si riflette in una minore espressione del target anticorpale.
Elisa Lucchesini
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