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Farmaci e dintorni

08 Ottobre 2015

Bpco e asma, compliance dipende dalla facilità d’uso dell’erogatore


«Porre una perfetta diagnosi di una malattia cronica e delle comorbilità non ha rilevanza se non vi è aderenza al trattamento, perché questo significa non avere il controllo della patologia. E questo è particolarmente vero nel caso delle malattie ostruttive respiratorie come l'asma e la broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco)». Lo ha affermato ieri a Milano Walter Canonica, della Clinica di Allergologia e Malattie dell'apparato respiratorio dell'Università di Genova. «Negli USA 1 paziente su 2 non aderisce alla terapia e ciò comporta un impatto di 1 miliardo di dollari dovuto a ricoveri evitabili. Il problema riguarda pazienti adulti e pediatrici, perché la mancata aderenza espone a un maggiore rischio di gravi riacutizzazioni che possono interessare anche i più anziani. Fondamentale, ai fini della sostenibilità non consiste nell'acquisto di dispositivi che costano meno ma che funzionano meglio perché più accettati dal paziente: quanto più la funzionalità dell'inalatore aumentato tanto più l'aderenza è maggiore». Esistono tanti tipi di erogatori o inalatori, diversi per tipo e dimensioni, alcuni attivati da propellente interno altri dal respiro del paziente. «È intuibile capire che un solo device per asma e Bpco, semplice e facile da usare (che cioè richiede minori passaggi per essere preparato e utilizzato) offre risultati migliori in termini di adesione rispetto ad apparecchi più complicati, specie nel caso di anziani con deficit cognitivi o motori» conferma Federico Lavorini, del Dipartimento di Medicina sperimentale e Clinica azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze. «La facilità d'uso è dunque fondamentale, ma non è l'unica caratteristica di cui occorre tenere conto: il dispositivo deve essere anche efficace (misura della capacità di raggiungere l'obiettivo) ed efficiente (misura del tempo che impiega a raggiungerlo). Un inalatore, per esempio, si considera efficace quando si ha una buona esposizione polmonare al farmaco, di almeno il 50% (ora si è arrivati al 70-80%)». In questo senso c'è da registrare la recente introduzione, quest'anno, di un device innovativo che riduce considerevolmente il rischio di errori nell'assunzione. «Si tratta» è stato spiegato «di un inalatore multidose di polvere secca - contenente una combinazione di budesonide, ad azione antinfiammatoria, con un meccanismo di erogazione intuitivo per il paziente, in grado di fornire a ogni inalazione una quantità costante di farmaco».

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