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Farmaci e dintorni

13 Novembre 2015

Probiotici in gravidanza, efficaci per la salute della madre e del bambino


«Ci sono ormai sempre più dati che dimostrano che la somministrazione di probiotici in gravidanza dal secondo trimestre in poi hanno un effetto benefico per la madre e per il bambino». Lo dichiara Susanna Esposito - direttore dell'Unità di pediatria ad alta intensità di cura del Policlinico dell'Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, l'Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici - che presiede il 34° Congresso Nazionale di Antibioticoterapia in età pediatrica, in corso da oggi a Milano. L'uso dei probiotici in gravidanza è uno tra i temi più innovativi posti al centro del convegno milanese e la professoressa Esposito elenca i ceppi che hanno già mostrato un'efficacia preventiva o terapeutica: «l'Enteroccoccus specium L3 ha un effetto antimicrobico; il Lactococcus lactis ST38 favorisce la digestione del lattosio; il Lactobacillus casei R0215 nella donna è efficace contro sul colon irritabile e nel bambino sulle coliche; infine i probiotici a base di Bifidobacteriun hanno sulla donna un impatto nella riduzione della glicemia e sui bambini nel potenziamento dell'immunità e nella riduzione delle infezioni respiratorie, mentre si sta studiando la loro azione a lungo termine sulle allergie... naturalmente esistono prodotti che contengono più ceppi differenti». La mancanza di evidenze nel lungo periodo dipende dal fatto che si tratta di ricerche recenti, ma già si sono avute conferme di efficacia nel ridurre il rischio infettivo nel primo mese di vita e, nel primo anno di vita, nel diminuire le disfunzioni respiratorie e nel potenziare l'effetto dei vaccini. «Le infezioni neonatali costituiscono il problema più drammatico - ricorda Esposito - e alcuni dati dimostrano che in vitro i probiotici inibiscono la crescita di alcuni batteri e in particolare sono attivi contro lo Streptococcus agalactiae». Proprio questo batterio è la principale causa di infezioni neonatali gravi nei Paesi industrializzati e, annidandosi nel tratto gastrointestinale o genitale della mamma, viene contratto durante il passaggio nel canale del parto.

Renato Torlaschi

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