Metilfenidato, Cochrane: da usare ma con cautela per curare l’Adhd
Promozione ma con raccomandazione alla cautela: è questo il messaggio principale fornito da una recente revisione Cochrane sull'utilizzo del metilfenidato per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (o, in breve, l'Adhd), che colpisce circa il 5% di bambini e produce sintomi comportamentali che spesso si trascinano anche nell'adolescenza e nell'età adulta. Come fa notare Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento della Salute pubblica dell'Istituto Mario Negri di Milano, «per la prima volta, gli autori della ricerca hanno messo insieme ben 185 studi randomizzati controllati che hanno coinvolto complessivamente oltre 12mila tra bambini o adolescenti e costituiscono un'ampia base di evidenza scientifica, anche se purtroppo sono molto disomogenei». Che cosa ci dicono questi studi? «Sostanzialmente nulla di nuovo, nel senso che tutto quello che si sapeva viene confermato; il metilfenidato è un farmaco stimolante, per cui ha effetti, anche se blandi, di stimolo a restare svegli e di diminuzione dell'appetito. Ma l'importante è che non sono stati documentati gli effetti collaterali gravi che si erano temuti, per esempio a livello cardiaco o di calo eccessivo di peso, anche se i trial esaminati avevano tutti follow up relativamente brevi e servirebbero approfondimenti che dessero una maggiore certezza». La raccomandazione alla cautela, anche se importante, non significa dunque che si debba rinunciare al metilfenidato, anzi, come sostiene Bonati, «dalla ricerca Cochrane emerge che, seppur da usare con attenzione, è il farmaco di scelta, quello su disponiamo di più informazioni: per pochi altri principi contro la sindrome da deficit di attenzione e iperattività si sono prodotte così tante evidenze; abbiamo ormai conoscenze assodate sulla posologia e i dosaggi più adatti». Certo, gli autori sottolineano che ne servirebbero ancora di più, e di qualità migliore: «per certi versi sono state buttate via risorse che si sarebbero potuto utilizzare in modo migliore facendo studi più solidi».
Renato Torlaschi
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