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Farmaci e dintorni

13 Gennaio 2016

Fans utili nelle infezioni urinarie non complicate


In alcuni è casi è possibile trattare i sintomi, le ricadute e le complicanze delle infezioni urinarie non complicate senza ricorrere alla terapia antibiotica. Soprattutto nell'ambito della medicina generale, ma anche in altre condizioni cliniche, questo tipo di disturbi è di riscontro comune e rappresenta il 25% circa di tutte le prescrizioni di antibiotici. Costi e oneri della cura devono quindi essere ben valutati perché spesso si tratta di forme di infezioni auto-limitanti e l'Escherichia Coli, il batterio più frequentemente isolato come agente responsabile, mostra tassi di resistenza significativi alla maggior parte degli antimicrobici. Nonostante in molte linee guida si suggerisca come primo intervento l'assunzione di un antibiotico, è diventato doveroso affiancare una strategia alternativa. Diversi studi qualitativi hanno stabilito che le donne, la categoria più colpita, sarebbero favorevoli a un ripensamento lamentando per prime gli eventi avversi dell'assunzione di antibiotici. Per verificare la fattibilità di un'alternativa un gruppo di ricercatori ha organizzato uno studio randomizzato in doppio cieco, pubblicato sul British Medical Journal, arruolando tra febbraio 2012 e febbraio 2014 un totale di 494 donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, con sospetta infezione urinaria, reclutandole in 42 centri di cure primarie della Germania settentrionale. Criteri di inclusione erano disuria e urgenza/frequenza minzionale, con o senza dolore addominale, ma in assenza di segni patologici a carico del tratto urinario superiore, cateterizzazione e altre potenziali complicanze.

Metà del campione è stato trattato con una singola dose di fosfomicina 3 g, metà con ibuprofene (3 x 400 mg) per 3 giorni, entrambi i gruppi comparati con placebo. Dall'analisi è emerso che nei 28 giorni successivi l'inizio dell'assunzione di uno dei due farmaci l'antinfiammatorio, paragonato a fosfomicina, ha ridotto in modo significativo la necessità di una terapia antibiotica. Due terzi delle donne che ha ricevuto ibuprofene è infatti guarita senza assumerli. Tuttavia ibuprofene è risultato meno efficace nell'attenuare prontamente i sintomi e nel contrastare il rischio di pielonefrite di fosfomicina. Per questo motivo i ricercatori concludono che la scelta del trattamento più idoneo non è automatica ma va sempre condivisa con la paziente.

Perché interessa il farmacista: l'utilizzo inappropriato di antibiotici ha portato a un vasto e rapido sviluppo di ceppi batterici resistenti. Evitare questo rischio e rammentare ai pazienti indicazioni di dosi e durata della terapia è compito del farmacista.


Marvi Tonus
Farmacista territoriale

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