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Farmaci e dintorni

23 Febbraio 2016

Antiacidi, l’allarme dei gastroenterologi, in crescita il consumo inappropriato


In Italia un paziente su due utilizza inibitori di pompa protonica (Ppi) contro il bruciore di stomaco senza averne bisogno. È questo il dato principale che emerge dal position paper che l'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (Aigo) con la Società Italiana di Farmacologia e la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, presenta a Napoli nel corso del 22esimo Congresso delle malattie digestive che prende il via domani. Secondo i dati elaborati da Aigo su fonte Aifa i Ppi sono prescritti a a 2.772.873 persone. Il loro consumo è in progressivo aumento: il numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente da 1000 abitanti, è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, passando da 35,4 nel 2005 a 84,8 nel 2013. La percentuale di pazienti curati in maniera inappropriata è cresciuta del 5,5% rispetto ai dati precedenti. Il maggior numero di casi è stato rilevato al Sud (50,9%), seguito dal Nord (46,5%) e dal Centro (38,3%), e nelle classi di età più giovani (72,3%) nella fascia di età inferiore o uguale a 45 anni, 57,7% tra 46 e 65 anni, 35,1% tra 66 e 75 anni, 27,6% nella fascia di età superiore a 75 anni). L'uso inappropriato di questi farmaci è più frequente nei pazienti nuovi al trattamento (66,5% rispetto al 34,1% dei pazienti già in trattamento) e nei pazienti senza pregresso ricovero (48,1% rispetto al 39,0% dei pazienti con pregresso ricovero). Lo studio non ha invece rilevato differenze tra il genere maschile e quello femminile (46,7% vs 46,3%). Ma anche in fatto di spesa sanitaria non ci sono dati rassicuranti. Secondo i dati elaborati dall'Aigo, l'ampio consumo di questi farmaci ha comportato una notevole spesa per il Servizio Sanitario Nazionale, pari nel 2013 a 878.000.000 di euro. Si tratta di un importo elevato, superiore per esempio a quello sostenuto per i farmaci utilizzati per ridurre il colesterolo e trigliceridi (14,2 euro/procapite). Due di questi farmaci, il pantoprazolo e il lansoprazolo, sono le molecole con la più alta spesa pro capite (4,4 euro procapite per entrambi) e rappresentano, da soli, la maggiore incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata dei farmaci apparato gastrointestinale (27%). In particolare il pantoprazolo si colloca al terzo posto tra i primi 30 principi attivi in termini di spesa.

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