Farmaci epatite C, revisione Ema su antivirali ad azione diretta
L'Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha iniziato una revisione degli antivirali ad azione diretta utilizzati per il trattamento dell'epatite C cronica e ora lo scopo della revisione è stato esteso per valutare anche il rischio di cancro al fegato associato all'utilizzo di questi farmaci, per quei pazienti che oltre all'epatite C avevano già avuto un tumore al fegato. Quest'ultima precisazione è fondamentale perché, come avverte Antonio Gasbarrini, docente di Gastroenterologia all'Università Cattolica di Roma, «si rischierebbe altrimenti di gettare nel panico le 40 mila persone con epatite C che abbiamo trattato in Italia con un grande successo clinico, perché questi farmaci sono un vero miracolo». Le preoccupazioni sono dunque sorte per una popolazione molto particolare di pazienti, quelli affetti sia da epatite C che avevano sviluppato cirrosi e poi tumore al fegato, come complicanza piuttosto frequente della malattia. Tutto è nato da uno studio pubblicato sul Journal of Hepatology: «la fonte è di altissimo livello - riferisce Gasbarrini, perché il giornale è quello ufficiale dell'epatologia europea e ultimo autore è Jorge Bruix, uno dei più importanti ricercatori al mondo sull'epatocarcinoma». Bruix e i suoi colleghi del Barcelona clinic liver cancer (Bclc) group hanno preso in esame 103 pazienti con storia di carcinoma epatocellulare; dei 58 che hanno soddisfatto i criteri di inclusione, dopo un follow-up medio di 5,7 mesi, tre sono deceduti e 16 (il 27,6%) hanno avuto una recidiva del tumore. «Il presupposto - contestualizza Gasbarrini - è che ovviamente tutti i trial registrativi vengono fatti su popolazioni "perfette" che dunque, in genere, hanno un'unica malattia, nel nostro caso l'epatite C o la cirrosi da virus C. Lo studio spagnolo è stato invece condotto su pazienti che, oltre al virus C avevano avuto un tumore al fegato. Bruix ha osservato che, rispetto alle coorti storiche, le recidive di tumore sono state superiori a quello che ci si aspettava: per questa ragione ha emesso un warning, giustamente raccolto dall'Agenzia europea dei medicinali».
Renato Torlaschi
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