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Farmaci e dintorni

13 Giugno 2016

Farmaci innovativi, dal congresso dei reumatologi le novità terapeutiche


L'inibitore selettivo di Jak1 e Jak2 come baricitinib e di Jak1 come filgotinib piuttosto che la terapia mirata ai linfociti B nell'artrite reumatoide, gli inibitori dell'interleuchina 17 come bimekizumab, sekukinumab e ixekizumab nel trattamento dell'artrite psoriasica, l'inibitore del BLyS (lo stimolatore dei linfociti B) belimumab e l'inibitore del recettore tipo I dell'interferon anifrolumab nel trattamento del lupus eritematoso sistemico. Queste alcune delle novità di cui si è discusso in occasione dell'annuale congresso Eular. Anche le ultime ricerche ribadiscono il possibile ruolo dell'interleuchina 17 nello stimolare la risposta immunitaria in malattie come la psoriasi, l'artrite psoriasica e la spondilite anchilosante.
A tale proposito, in occasione del congresso di reumatologia sono stati presentati i risultati ottenuti con secukinumab (anticorpo monoclonale umano già approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa) in studi di fase 3 nel trattamento della spondilite anchilosante e dell'artrite psoriasica. I risultati a 2 anni dello studio Measure 1 mostrano per esempio come fino all'80% dei pazienti con spondilite anchilosante trattati con questo farmaco non abbiano mostrato una progressione delle alterazioni radiografiche della colonna. Analogamente, i risultati a 2 anni dell'impiego dell'inibitore dell'interleuchina 17 nei pazienti con artrite psoriasica (studio Future 1) indicano come il trattamento consenta di ottenere un miglioramento dei sintomi e dei segni nei pazienti con artrite psoriasica; anche in questi pazienti nell'84% dei casi non si è registrata alcuna progressione radiografica del danno articolare. Una vera rivoluzione nel trattamento dell'artrite reumatoide potrebbe arrivare da una nuova famiglia di farmaci; si tratta di molecole che agiscono inibendo uno specifico gruppo di enzimi, Jak 1 e Jak 2, responsabili del meccanismo infiammatorio che colpisce le articolazioni.

Questi enzimi infatti regolano la sintesi di citochine implicate nella patogenesi di diverse patologie infiammatorie e autoimmuni che vengono dunque modulate dai nuovi farmaci. Sono attualmente in corso studi di fase 3 con baricitinib, unico inibitore selettivo dei due enzimi. I dati più recenti dimostrano come il nuovo farmaco, somministrato per via orale in singola dose quotidiana, sia efficace nel ridurre il dolore, la rigidità mattutina e l'affaticamento, ma soprattutto consenta un rapido e prolungato miglioramento clinico. I risultati degli studi finora condotti, oltre a indicare un buon profilo di sicurezza, suggeriscono anche la possibilità che, grazie al meccanismo d'azione che colpisce più bersagli contemporaneamente, il farmaco possa condurre alla remissione della malattia. Altri dati interessanti emersi in occasione del congresso sono relativi alla possibilità di predire la risposta alla terapia nei pazienti con artrite reumatoide. In particolare, uno studio ha consentito di dimostrare come la presenza degli anticorpi antiCPP si associ a una migliore risposta dei pazienti al trattamento con il modulatore selettivo della costimolazione dei linfociti T, abatacept. I ricercatori sperano che questa scoperta possa rappresentare un primo passo verso l'individuazione di sottogruppi di pazienti responsivi a specifiche terapie.

Franco Marchetti

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