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Farmaci e dintorni

15 Giugno 2016

Politerapia nell’anziano, Aifa: dal Bmj una guida per limitarla in quattro mosse


La condivisione dei processi decisionali può avere un ruolo rilevante nel contrastare la politerapia inappropriata nella popolazione anziana. È quanto sostiene un gruppo di ricercatori australiani, guidati da Jesse Jansen, della Scuola di sanità pubblica dell'Università di Sydney, in uno studio pubblicato sul "British Medical Journal" segnalato in una comunicazione dall'Aifa. In effetti, il consumo eccessivo di farmaci nella terza età costituisce un problema sempre più riconosciuto a livello mondiale e una delle sue principali conseguenze è appunto la polifarmacia ovvero l'assunzione di più di 5 farmaci con regolare prescrizione: una pratica che potrebbe essere opportuna qualora i potenziali benefici superassero i rischi, ma che - soprattutto nelle persone anziane - aumenta invece la probabilità di reazioni avverse, compromissione delle funzioni fisiche e cognitive, ricoveri ospedalieri. Nella loro analisi, Jansen e colleghi citano due recenti revisioni della letteratura riguardanti la riduzione del numero dei farmaci prescritti e sottolineano, come accennato, l'importanza del coinvolgimento dei pazienti nei processi decisionali relative alle terapie loro somministrate.

Secondo Jansen e collaboratori, medici e pazienti e medici generalmente sopravvalutano i benefici dei trattamenti e ne sottovalutano i rischi. Quando gli assistiti sono coinvolti più attivamente nelle decisioni e diventano più consapevoli sui possibili esiti delle cure, tendono a fare scelte più caute, nella direzione dell'assunzione di meno farmaci. Inoltre, proseguono gli analisti, stando a una recente revisione sistematica degli studi sulla riduzione del numero di terapie farmacologiche, diminuendo le prescrizioni e riducendo il consumo di classi specifiche di medicinali si ottiene un calo delle reazioni avverse e un miglioramento della qualità della vita. Riunendo evidenze derivanti da psicologia, comunicazione e letteratura sui processi decisionali, il team di ricercatori australiani ha realizzato un sintetico manuale in cui si identifica un processo per la riduzione delle prescrizioni di farmaci articolato in 4 passaggi: rafforzare nei medici la consapevolezza che esistono diverse opzioni; rendere prassi, nella pratica quotidiana, la discussione con il paziente delle opzioni, dei loro benefici e dei loro rischi; sondare le preferenze del paziente per le diverse opzioni; infine, solo dopo aver effettuato gli step precedenti, prendere la decisione.

Per ognuno dei passaggi la 'guida' redatta dagli studiosi australiani evidenzia le sfide che devono affrontare tutti gli attori coinvolti nel percorso (i pazienti anziani, i loro familiari e i medici), fornisce consigli pratici su come vincere ciascuna di tali sfide e sottolinea le aree in cui è necessario un intervento più intenso, tracciando così le priorità per future ricerche. La diminuzione delle prescrizioni è una sfida importante e un processo decisionale condiviso dovrebbe essere parte integrante di questa strategia, ribadiscono Jansen e collaboratori, pur ammettendo che la sua implementazione nella pratica clinica è complessa. Pertanto il suggerimento dei ricercatori è quantomeno di informare le persone anziane e i loro familiari sulla fattiva possibilità di ridurre il numero di farmaci prescritti e di incoraggiarli nell'esprimere le loro opinioni in materia e nel condividere con il curante la decisione su un'eventuale riduzione delle terapie in corso.

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A cura di Redazione Farmacista33

 
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