Fibrillazione atriale, ictus e Tev, nuovo farmaco in arrivo in Italia
Il 52% dei pazienti con fibrillazione atriale assume da 5 a 15 compresse al giorno, alcune delle quali assai poco maneggevoli, manifestando una forte esigenza di semplificazione del trattamento. Per il trattamento anticoagulante di questi pazienti esistono alternative alla terapia standard con il warfarin, ma a più della metà dei pazienti non vengono nemmeno presentate, negando di fatto la possibilità di modificare la terapia, e solo al 15 % di essi viene proposto il trattamento con i nuovi anticoagulanti orali. Sono alcuni dei dati italiani di una survey europea, presentati in anteprima a Roma in occasione del lancio in Italia di Lixiana (edoxaban), il nuovo anticoagulante orale in monosomministrazione giornaliera di Daiichi Sankyo che sarà disponibile nelle prossime settimane anche in fascia rimborsabile. «Per noi era fondamentale ascoltare la voce dei pazienti - ha spiegato Massimo Grandi, Country Manager Daiichi Sankyo Italia, - capire fino in fondo le necessità dei pazienti, perché il focus sul paziente è nel Dna di Daiichi Sankyo sin dall'inizio della sua storia. E da questa survey abbiamo avuto conferma che, nonostante i nuovi anticoagulanti orali costituiscano una valida opzione al warfarin, essi sono ancora un'alternativa decisamente sottoutilizzata. E' vero anche - ha proseguito Grandi - che sino ad ora la classe dei NAO non era riuscita ad offrire una soluzione che unisse a efficacia e comodità anche un alto grado di sicurezza. Oggi siamo qui per dimostrare che edoxaban ci è riuscito». Trudie Lobban, fondatrice dell'Associazione internazionale di pazienti AFA, parte attiva nella stesura del report europeo sul "Futuro dell'Anticoagulazione", ha voluto infatti rappresentare il punto di vista proprio dei pazienti, raccontando gli ostacoli e le necessità delle persone affette da questa patologia. A sottolineare, invece, le evidenze scientifiche di due studi che dimostrano l'efficacia e la superiore sicurezza di edoxaban, come trattamento per la prevenzione dell'ictus nella fibrillazione atriale e come terapia a lungo termine per la prevenzione della tromboembolia venosa recidivante, sono stati Andrea Di Lenarda, Direttore S.C. Centro Cardiovascolare ASS1 di Trieste e nuovo Presidente Anmco, e Walter Ageno, Professore Associato di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università degli Studi dell'Insubria di Varese. Toccato, poi, dal presidente di CliCon s.r.l, Luca Degli Esposti coautore dello studio osservazionale sulla fibrillazione atriale, Nemawashi, il tema dell'appropriatezza terapeutica della terapia anticoagulante. Secondo gli esperti il nuovo medicinale edoxaban, inibisce in modo specifico, reversibile e diretto il fattore Xa, un importante fattore della cascata della coagulazione che conduce alla formazione di coaguli di sangue. A giugno 2015 edoxaban ha ricevuto l'autorizzazione dalla Commissione Europea per la prevenzione dell'ictus e dell'embolia sistemica in pazienti adulti affetti da fibrillazione atriale non valvolare (Fanv), e per il trattamento e la prevenzione delle recidive di trombosi venosa profonda (TVP) ed embolia polmonare (Ep). Ad oggi è disponibile in diverse nazioni europee (Germania, Svizzera, UK) e in Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone. Ha già ricevuto l'approvazione in Taiwan e Hong Kong e attende l'autorizzazione regolatoria in molti altri Paesi, mentre in Italia la rimborsabilità è prevista nelle prossime settimane. Come hanno spiegato i relatori dell'Heart Day, quella con edoxaban è una terapia anticoagulante più sicura rispetto all'attuale standard terapeutico, anche nelle popolazioni di pazienti anziani e più fragili con condizioni di comorbilità, che gli studi sul farmaco hanno coinvolto estensivamente e con ottimi risultati, facendo registrare, in pazienti affetti da Fanv o Tev, un'efficacia comparabile e una riduzione statisticamente significativa del rischio emorragico rispetto al warfarin. L'aderenza e quindi l'efficacia della terapia, deriva dalla comodità e maneggevolezza offerte dalla monosomministrazione giornaliera, dalle scarse interazioni con farmaci e cibo, e dalla flessibilità dei dosaggi, mentre l'assenza di interazioni con cibo e bevande, nonché la possibilità di adeguare il dosaggio in base alle caratteristiche cliniche del paziente, evita riduzione dell'efficacia o effetti indesiderati.
Rossella Gemma
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