Farmaci e dintorni
20 Settembre 2016In una metanalisi pubblicata su Jama, Robert Boyle dell'Imperial College di Londra e colleghi hanno esaminato il rapporto tra tempi di introduzione di alimenti allergenici nell'infanzia e rischio di allergopatie o malattie autoimmuni. «Allo scopo i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica degli studi che hanno valutato la tempistica precoce o tardiva di introduzione nella dieta di alimenti allergenici durante il primo anno di vita, verificando la comparsa di malattia allergiche o autoimmuni. Dei 16.289 articoli identificati consultando i principali archivi biomedici, gli autori ne hanno selezionati 146, scoprendo una significativa associazione tra tempi di inserimento nella dieta infantile di alcuni alimenti allergenici e rischio di malattie allergiche, ma non autoimmuni.
«Per esempio, l'introduzione di uova nella dieta in una età da 4 a 6 mesi si associa a una ridotta allergia all'uovo, mentre l'introduzione di arachidi tra 4 e 11 mesi di età è direttamente correlata a una ridotta allergia alle arachidi» scrivono i ricercatori, sottolineando invece che è meno evidente l'associazione tra l'introduzione del pesce da 6 a 12 mesi e riduzione del rischio di rinite allergica. Infine, Boyle e colleghi hanno osservato che la tempistica di introduzione del glutine nell'alimentazione infantile non si associa al rischio di malattia celiaca. «I nostri risultati, comunque, non dovrebbero portare automaticamente a nuove raccomandazioni per somministrare precocemente uova e arachidi a tutti i bambini» puntualizzano i ricercatori, sottolineando la necessità di ulteriori studi di approfondimento. «Questa metanalisi, rigorosa e completa, è un'aggiunta importante ai dati che riguardano l'alimentazione e la prevenzione delle allergie» scrive Matthew Greenhawt, del Children's Hospital Colorado ad Aurora, in un editoriale di accompagnamento. «Ritardare l'introduzione di alcuni alimenti allergenici può associarsi a un incremento del potenziale rischio di future allergie, mentre la loro introduzione precoce sembra avere un beneficio ben definito» conclude l'editorialista.
Jama 2016. doi:10.1001/jama.2016.12623
http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?doi=10.1001/jama.2016.12623
Jama 2016. doi:10.1001/jama.2016.12715
https://dx.doi.org/10.1001/jama.2016.12715
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