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Farmaci e dintorni

30 Luglio 2017

Hiv, da Parigi importanti novità sul fronte terapeutico


Dalla Ias Conference on Hiv science di Parigi giungono rilevanti novità nella lotta all'HIV. Un'importante rivoluzione riguarda il regime terapeutico per i pazienti, che potrebbe passare dalla somministrazione giornaliera di farmaci a sole sei dosi all'anno, grazie a iniezioni di farmaco in nanoparticelle a rilascio prolungato e continuativo. Pubblicati su "Lancet", i risultati di un trial condotto in 50 centri in Usa, Canada, Germania, Francia e Spagna, dopo 96 settimane di trattamento con pillole tradizionali quotidiane o iniezioni mensili o iniezioni ogni 2 mesi, hanno dimostrato che alla fine dello studio l'84% dei pazienti stava ancora sopprimendo il virus con dosi giornaliere, l'87% con iniezioni ogni quattro settimane e il 94% con le iniezioni ogni otto settimane. Un trial più ampio e di maggiore durata è già in corso per confermare i risultati. La conferenza è stata anche l'occasione per presentare le evidenze di sicurezza ed efficacia della nuova formulazione "Qd-once daily" di raltegravir, capostipite degli inibitori dell'integrasi che - a dieci anni dalla registrazione in Europa - resta un farmaco di prima linea nelle linee guida nazionali e internazionali nel trattamento dell'infezione da Hiv.

Raltegravir riformulato (rRal) 600 mg Qd stato approvato dall'Ema il 13 luglio scorso ed è indicato in associazione con altri antiretrovirali per il trattamento dell'infezione da Hiv-1, in adulti e pazienti pediatrici con un peso di almeno 40 kg. Al proposito sono stati presentati i dati dello studio di fase III 'Oncemrk', un'estensione a 96 settimane dello studio registrativo nei pazienti naive al trattamento, che ha dimostrato un'attività antivirale potente, una buona efficacia immunologica e un ottimo profilo di tollerabilità. Protagonista dello studio registrativo di fase 3 'Drive Ahead' è doravirina, un nuovo inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa (Nnrti), che ha fornito una solida evidenza del profilo di efficacia e di sicurezza della molecola nel trattamento in prima linea di pazienti affetti da HIV-1 e mai trattati in precedenza. In particolare, questo studio, ha dimostrato, in 48 settimane di trattamento, la non inferiorità della combinazione a dose fissa di doravirina (Dor)/lamivudina(3Tc)/tenofovir disoproxil fumarato (Tdf) rispetto al regime con efavirenz (Efv)/emtricitabina (Ftc)/Tdf. Nello studio "Drive-Forward", doravirina ha dimostrato un'efficacia potente e durevole anche nei pazienti naive al trattamento, con carica virale elevata e/o una bassa conta di Cd4. Lo studio ha confrontato doravirina con la combinazione darunavir/ritonavir, entrambi in associazione a 2 Nrti. I dati a 48 settimane, hanno dimostrato la non inferiorità della doravirina verso l'inibitore della proteasi, darunavir. In particolare, il nuovo Nnrti ha dimostrato un miglior profilo lipidico e un basso tasso di resistenza. Al momento sono in corso trial clinici per Mk-8591, inibitore nucleosidico della traslocazione della trascrittasi inversa (Nrtti), con una lunga emivita, e con un meccanismo d'azione innovativo. ll farmaco è molto potente in studi su animali ed esseri umani e una singola dose orale ha raggiunto concentrazioni del farmaco intracellulari desiderate per più di una settimana e una formulazione iniettabile ad azione prolungata ha dimostrato di poter mantenere livelli farmacologici efficaci per più di sei mesi. Da citare ancora i risultati a 48 settimane di due studi di Fase 3 (Studi 1489 e 1490) che hanno valutato l'efficacia e la sicurezza di un'associazione a dose fissa di bictegravir (50 mg) (Bic) - un nuovo inibitore sperimentale dell'attività di "strand transfer" dell'integrasi (Insti) - ed emtricitabina/tenofovir alafenamide (200/25 mg) (Ftc/Taf) - un 'backbone' a duplice Nrti - per il trattamento dell'infezione da Hiv-1 negli adulti naïve al trattamento. Negli studi, tuttora in corso, Bic/Ftc/Taf è risultato essere statisticamente non inferiore ai regimi contenenti dolutegravir (50 mg) (Dtg) in combinazione con un backbone a duplice Nrti. «Questi risultati indicano che la combinazione di bictegravir con Ftc/Taf ha il potenziale per essere adatta a una vasta gamma di pazienti affetti da Hiv, inclusi quelli con compromissione renale da lieve a moderata» commenta Paul Sax, direttore clinico della Divisione Malattie infettive del Brigham and Women's Hospital di Boston. (A.Z.)

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