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Farmaci e dintorni

05 Settembre 2017

Liraglutide riduce rischio di malattia renale in soggetti con diabete di tipo 2


L'agonista del Glp-1 (glucagon-like peptide 1) liraglutide è in grado di diminuire il rischio di malattia renale nei pazienti con diabete di tipo 2, secondo un'analisi secondaria da uno studio pubblicata sul New England Journal of Medicine. «In uno studio randomizzato e controllato che ha confrontato liraglutide con placebo nei pazienti con diabete di tipo 2 e con un elevato rischio cardiovascolare che hanno ricevuto la cura abituale, abbiamo scoperto che liraglutide ha provocato rischi minori per quanto riguarda l'endpoint primario (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o morte per cause cardiovascolari) e morte. Tuttavia, non si conoscevano gli effetti a lungo termine di liraglutide sugli esiti renali nei pazienti con diabete di tipo 2» spiega Johannes Mann, del KfH Kidney Center di Monaco, e della Friedrich Alexander University di Erlangen, in Germania, autore principale della pubblicazione. Nello studio oltre 9.300 adulti con diabete di tipo 2 e rischio cardiovascolare elevato sono stati randomizzati a ricevere quotidianamente liraglutide sottocutaneo o placebo, in aggiunta alla cura abituale.

Durante il follow-up durato circa quattro anni, l'esito renale composito di macroalbuminuria persistente di nuova comparsa, raddoppio persistente della creatinina nel siero, terapia sostitutiva renale o morte a causa di malattia renale, si è verificato meno spesso nel gruppo trattato con liraglutide rispetto a quello trattato con placebo (5,7% contro 7,2%). La differenza è stata favorita in gran parte da una riduzione della macroalbuminuria persistente. I tassi di eventi avversi renali sono stati simili nel gruppo liraglutide e nel gruppo placebo (15,1 eventi e 16,5 eventi per 1.000 anni-paziente), compreso il tasso di lesione acuta del rene (7,1 e 6,2 eventi per 1.000 anni-paziente). E Ian de Boer, della University of Washington e del Veterans Affairs Puget Sound Health Care System di Seattle, Stati Uniti, scrive in un editoriale di accompagnamento: «Attualmente, è logico considerare l'inclusione di un agonista Glp-1 o di un inibitore Sglt2 nel regime di abbassamento del glucosio di pazienti con diabete di tipo 2 e malattia renale diabetica da lieve a moderata, prevedendo effetti renali e, in particolare, cardiovascolari positivi».

N Engl J Med. 2017. doi: 10.1056/NEJMoa1616011
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28854085

N Engl J Med. 2017. doi: 10.1056/NEJMe1708949
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28854097

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