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Farmaci e dintorni

07 Novembre 2017

Sclerosi multipla, opzioni farmacologiche si estendono a pediatria e a forme progressive


Nel corso del 7° Ectrims/Actrims (European/Americas committee for treatment and research in multiple sclerosis) o "MsParis2017" - che si è tenuto a Parigi la settimana scorsa - oltre agli avanzamenti sulle conoscenze fisiopatologiche della sclerosi multipla (Sm), a dominare la scena sono state le comunicazioni dei risultati di rilevanti trial clinici. I dati dello studio di fase III Paradigms, volto a valutare la sicurezza e l'efficacia di fingolimod rispetto a interferone beta-1a (Ifn beta-1a) in bambini e adolescenti (età compresa tra i 10 e i 17 anni) con Sm, hanno evidenziato che il trattamento con questo farmaco ha determinato una riduzione dell'82% del tasso annualizzato di ricadute rispetto al trattamento con Ifn beta-1a intramuscolo (p <0,001), su un periodo fino a due anni. Rispetto al comparatore, inoltre, fingolimod ha evidenziato una significativa riduzione del numero di lesioni T2 nuove o aumentate di volume e del numero di lesioni T1 captanti il gadolinio e una perdita di volume cerebrale (misurata alla risonanza magnetica [Rm]) significativamente inferiore. Sempre relativamente a fingolimod, una nuova analisi dello studio di fase III Freedoms - condotto in pazienti con Sm recidivante remittente (Rrsm) - ha dimostrato che i neurofilamenti, un biomarcatore di danno neuronale misurato da un campione di sangue, potrebbero diventare in futuro potenziali endpoint negli studi clinici di fase II. Vi è infatti una forte correlazione tra i livelli di neurofilamenti e le misure chiave dell'attività di malattia della Sm (lesioni alla Rm, ricadute, perdita di volume cerebrale e progressione della disabilità). I livelli ematici di neurofilamenti sono stati significativamente più bassi nei pazienti trattati con fingolimod rispetto ai pazienti trattati con placebo a sei mesi, dimostrando l'effetto precoce del farmaco sulla progressione della malattia. Da nuovi dati dello studio di fase III Expand - condotto con siponimod, modulatore del recettore S1P - sono emersi gli effetti positivi del farmaco sulle lesioni alla Rm e sulla perdita di volume cerebrale nella Sm secondariamente progressiva (Smsp). Inoltre siponimod ha mostrato di ridurre la progressione della disabilità confermata a tre e sei mesi rispetto a placebo nei pazienti con Smsp, con un profilo di sicurezza simile a quello di altri modulatori del recettore S1P. A Parigi sono stati poi annunciati ulteriori risultati su ocrelizumab. Un'analisi post-hoc ha mostrato che ocrelizumab ha significativamente ridotto, rispetto a Ifn beta-1a, la percentuale di soggetti con Sm recidivante (Smr) che presentano una progressione della disabilità non legata alle ricadute (Pira [Progression independent of relapse activity], un nuovo indicatore emergente nella Sm per misurare l'incremento di disabilità non correlato alle ricadute nella Smr).

Questo effetto è stato in particolare riscontrato in coloro che erano potenzialmente a maggiore rischio di decorso progressivo della malattia misurato con Edss (Expanded disability status scale). Nello specifico, la terapia con ocrelizumab ha ridotto il rischio di Pira confermata a 12 e 24 settimane rispettivamente del 25% e del 23%. I risultati di questa analisi post-hoc si riferiscono a oltre 1.600 soggetti assegnati alla terapia in randomizzazione negli studi Opera I e Opera II e valutati per Pira misurata da cCdp, indice composito che misura il rischio di peggioramento della disabilità fisica del paziente sulla base di tre indicatori di disabilità: progressione di disabilità confermata, velocità di deambulazione e funzionalità degli arti superiori. «Chi è colpito da Smr può anche accusare un incremento di disabilità in assenza di attacchi percepiti, il che comporta comunque un effetto negativo sulla qualità della vita» ha confermato Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento neurologico e dell'Istituto di Neurologia sperimentale presso l'Istituto scientifico San Raffaele, Università Vita e Salute di Milano. Questi dati confermano anche la validità della Rm come metodo principale per rilevare e caratterizzare automaticamente le lesioni a lenta evoluzione come possibili indicatori di attività latente di malattia a livello cerebrale, procedura particolarmente promettente per il monitoraggio di chi è colpito da Sm primariamente progressiva (Smpp). Al congresso sono stati presentati anche nuovi risultati ottenuti dal programma di studi clinici Floodlight, basato su una serie di test neurologici e di monitoraggio passivo attraverso sensori e l'impiego di smartphone che consentono di acquisire e analizzare un flusso continuo di dati reali precisi sulla malattia con algoritmi specifici e tecniche di 'machine learning'.

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