Dislipidemia e statine, con raccomandazioni conservative meno eventi cardiovascolari
Secondo uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, nel confronto tra cinque linee guida per la gestione della dislipidemia, quelle con raccomandazioni più conservative erano associate a un minor numero di pazienti trattati e a un maggior numero di eventi cardiovascolari potenzialmente evitabili. Martin Bødtker Mortensen e Børge Grønne Nordestgaard, della University of Copenhagen in Danimarca, hanno condotto uno studio osservazionale sugli eventi aterosclerotici cardiovascolari reali (infarto miocardico non fatale, malattia cardiaca coronarica fatale, ictus) durante 10 anni di follow-up in 45.550 persone danesi di età compresa tra 40 e 75 anni, iscritte al Copenhagen General Population Study. I partecipanti non assumevano statine e non presentavano al basale eventi aterosclerotici cardiovascolari. I ricercatori hanno analizzato le diverse raccomandazioni delle linee guida e le hanno applicate ai pazienti considerati per stimare il potenziale di riduzione di tutti gli eventi cardiovascolari aterosclerotici attraverso l'uso delle statine secondo ciascuna direttiva. Le ultime linee guida dall'American College of Cardiology/American Heart Association (Acc/Aha), della Canadian Cardiovascular Society (Ccs) e del National Institute for Heath and Care Excellence (Nice) del Regno Unito raccomandavano una terapia con statine per il 40%-44% degli individui considerati, quelle della European Society of Cardiology/European Atherosclerosis Society (Esc/Eas) solo per il 15% delle persone della stessa coorte. Applicando invece i criteri di una dichiarazione sull'uso di statine della US Preventive Services Task Force (Uspstf) sarebbe stata prescritta una statina al 31% della coorte. Gli autori, usando dati di osservazioni reali e modellando gli eventi in base alle varie linee guida, hanno stimato che la percentuale di eventi cardiovascolari aterosclerotici potenzialmente evitabili con l'uso di statine su 10 anni, assumendo una riduzione del 50% del colesterolo Ldl, fosse del 34% con le linee guida canadesi e statunitensi, del 32% con quelle Nice, del 27% con le indicazioni Uspstf e solo del 13% con le raccomandazioni Esc/Eas. «Sarebbe auspicabile che si seguissero le linee guida di Acc/Aha, Ccs o Nice piuttosto che quelle di Uspstf ed Esc/Eas» concludono gli autori. «I metodi usati da Mortensen e Nordestgaard sono robusti e il loro lavoro riflette un'attenta interpretazione di linee guida molto sfaccettate» scrive in un editoriale di accompagnamento John Mancini, della University of British Columbia di Vancouver, Canada.
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