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Farmaci e dintorni

13 Marzo 2018

Asma, anticorpo monoclonale migliora il controllo della forma grave


I pazienti con un'asma severa non controllata nonostante il trattamento con omalizumab ed eleggibili per essere sottoposti alla terapia con mepolizumab hanno migliorato il controllo della propria patologia dopo il passaggio a quest'ultimo farmaco. Sono questi i risultati positivi dello studio Osmo presentati al congresso congiunto dell'American Academy of Allergy, Asthma & Immunology e della World Allergy Organization, a Orlando. Lo rende noto GlaxoSmithKline (Gsk) che sottolinea come il trial, in aperto in un unico braccio, ha valutato il miglioramento dell'asma dopo il passaggio alla terapia con mepolizumab (anticorpo monoclonale anti-Il-5 per pazienti con asma eosinofila grave) di pazienti in cura con omalizumab (anticorpo monoclonale anti IgE per pazienti con sensibilizzazione allergica), per una media di 2.5 anni e che nonostante ciò continuavano ad avere un'asma severa non controllata. All'interno dello studio 145 pazienti, in cui è stata documentata l'esperienza di almeno due esacerbazioni di asma nell'anno precedente l'arruolamento - informa la nota - sono stati trattati direttamente con mepolizumab senza aspettare il periodo di "wash-out" e seguiti poi per le 32 settimane successive. In questo studio, i dati relativi a mepolizumab sono stati confrontati con i valori di base precedenti alla prima dose, se non diversamente specificato: è stato raggiunto l'obiettivo primario di controllo dell'asma con miglioramenti clinicamente significativi, valutato con l'Asthma Control Questionnaire, con una variazione media dalla rilevazione di base di -1.45 alla 32esima settimana. Sono stati raggiunti tutti gli obiettivi secondari e altri obiettivi chiave dello studio: il tasso di esacerbazioni che hanno richiesto un trattamento con steroidi orali si è ridotto fino al 64% in confronto ai 12 mesi precedenti; il tasso di esacerbazioni che hanno richiesto una visita al pronto soccorso o il ricovero si è ridotto fino al 69% rispetto ai 12 mesi precedenti; è migliorata la funzione respiratoria di 159 mL rispetto alla rilevazione di base; si è osservato un miglioramento della "Qualità di vita" valutata con il St George's Respiratory Questionnaire rispetto alla rilevazione di base; si è osservata una riduzione degli eosinofili ematici di circa l'80% alla quarta settimana che si è mantenuta sostenuta fino alla 32esima settimana; il profilo di sicurezza è risultato in linea con il profilo conosciuto del trattamento. «I pazienti che hanno partecipato allo studio - commenta Ken Chapman, docente di Medicina all'Università di Toronto e tra i ricercatori dello studio Osmo - presentavano sintomi pesanti dell'asma quotidianamente e frequentemente dovevano accedere al pronto soccorso quando peggioravano. Come molti altri pazienti simili, essi presentano sia caratteristiche di eosinofilia che di allergia, che consente loro di poter seguire un trattamento sia con omalizumab che con mepolizumab. Lo studio Osmo ci mostra che quando questi pazienti non sono controllati con omalizumab e vengono 'passati' a mepolizumab riportano miglioramenti significativi (meno sintomi, miglior funzione respiratoria, migliorata qualità di vita correlata alla malattia e minori esacerbazioni). Questo studio rappresenta un passo avanti di valore nella nostra conoscenza su come gestire i pazienti con terapie biologiche».

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