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Farmaci e dintorni

04 Febbraio 2019

Farmaci e tumori, esperti Sif: a che punto siamo e che cosa ci aspetta


Prevenzione e stili di vita sono un paradigma essenziale nella lotta ai tumori ma i farmaci rappresentano l'arma fondamentale nonostante siano spesso accusati di essere poco efficaci e di provocare devastanti effetti collaterali. I farmaci antitumorali intanto evolvono e migliorano, grazie alle nuove strategie di approccio e alle conoscenze della genetica. A fare un punto, in occasione del 4 febbraio, Giornata mondiale contro il cancro, su dove siamo e cosa ci attende in questo ambito, è la Società Italiana di Farmacologia.

Gli esperti partono dal tema della selettività: "Da venti anni a questa parte la selettività dei farmaci antitumorali nei confronti delle cellule malate è aumentata molto. La sfida resta ancora quella di identificare «bersagli» specifici, che si trovino solo sulle cellule tumorali, per poterle colpire senza uccidere i tessuti sani e minacciare la salute del paziente. Il problema dei vecchi chemioterapici era proprio la bassa selettività. La combinazione tra farmaci della vecchia chemioterapia e farmaci biologici e biotecnologici, per esempio, ha cambiato la prognosi di molte neoplasie inducendo un significativo prolungamento dell'aspettativa di vita anche nel caso di tumori particolarmente aggressivi. La radioterapia ha un meccanismo d'azione abbastanza simile a tanti farmaci della chemioterapia classica, e ha il vantaggio di bersagliare con maggiore precisione l'area interessata dalla neoplasia, grazie ad apparecchiature capaci di far convergere il fascio delle radiazioni sul tumore da diverse angolazioni. Oggi abbiamo a disposizione molti nuovi farmaci, sempre più selettivi, cioè precisi". E citano qualche esempio: "Nuovi composti detti inibitori delle tirosin chinasi (le tirosin chinasi sono strutture-bersaglio che permettono alle cellule tumorali di comunicare con altre cellule) hanno portato alla scoperta di Imatinib, un farmaco capace di controllare la crescita di tumori nei quali il ruolo di queste strutture (tirosin chinasi) è molto importante. Esistono, inoltre, numerose varianti di tirosin chinasi, e quindi abbiamo anche altri farmaci, ciascuno con specifiche capacità di bersagliare queste diverse varianti genetiche.

Naturalmente, esistono numerosi altri bersagli tipici dei tumori: in tutti i casi si tratta sempre di ostacolare una funzione vitale, o fondamentale, della cellula malata, in modo da ucciderla. Gli inibitori del proteasoma, per esempio, colpiscono il proteasoma, un sistema molecolare deputato alla salvaguardia della vitalità delle cellule (ad esempio i farmaci Bortezomib e Carfilzomib), mentre gli inibitori di mTOR, colpiscono questa via metabolica cruciale delle cellule (ad esempio Temserolimus e Everolimus). Abbiamo aumentato notevolmente la capacità di «leggere» il genoma umano, e quindi identificare dove e come venivano costruiti i bersagli tipici. La conoscenza della genetica è quindi la chiave di volta per progettare farmaci sempre più precisi e potenti. La possibilità di intervenire sui tumori con la terapia genica è uno degli obiettivi della ricerca in campo oncologico. Da poco tempo si parla, per esempio, dei risultati ottenuti con la terapia nota come CAR-T, che conferma questa possibilità".

Gli esperti aprono anche un capitolo sulla ricerca immunologica dai vaccini agli anticorpi monoclonali: "Al momento sono possibili vaccinazioni antitumorali contro alcuni tumori quali per esempio il cancro della cervice uterina, causato dal papilloma virus" ma ricordano il recente impiego di anticorpi in chemioterapia che "sono costruiti in modo da riconoscere un bersaglio presente sulla cellula tumorale". E precisano: "Gli anticorpi monoclonali hanno trovato numerosi impieghi nella terapia dei tumori e, accanto all'attività intrinseca dei singoli prodotti, hanno permesso di veicolare sostanze tossiche per le cellule in modo preciso sui tumori contro i quali sono stati costruiti. Quella della combinazione di un anticorpo (capace di riconoscere il bersaglio sulla cellula tumorale) e una sostanza tossica è una strategia che ha già portato in terapia combinazioni in uso e altre ancora sono in fase di sviluppo clinico e presumibilmente disponibili nei prossimi anni".

Infine, la genetica come "chiave di volta, per capire i tumori". Una nuova frontiera, spiegano, "è quella che riguarda l'esame delle mutazioni genetiche che caratterizzano i tumori: molte mutazioni sono presenti in tipi di tumore anche molto diversi tra di loro. Una nuova strategia terapeutica, rispetto quella che ci ha portato alle attuali terapie basate sul principio di avere un farmaco specifico per ogni tipo di tumore, è quella di avere farmaci «agnostici», capaci cioè di bersagliare tutti i tipi di tumore che condividono la stessa mutazione genica. Queste terapie, in avanzato stato di sviluppo, potranno presto permettere di trattare molti tipi di cancro diversi con la stessa molecola, con notevoli semplificazioni negli approcci terapeutici".

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