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Farmaci e dintorni

19 Febbraio 2019

Con l'ibuprofene occorre meno morfina dopo artroplastica dell'anca


Nei pazienti sottoposti ad artroplastica totale dell'anca, il trattamento con paracetamolo insieme a ibuprofene è associato a un uso inferiore di morfina dopo l'intervento, rispetto all'assunzione del solo paracetamolo, secondo uno studio pubblicato su Jama. «Abbiamo voluto approfondire la possibilità che il paracetamolo combinato con l'ibuprofene potesse ridurre l'uso di morfina postoperatoria rispetto all'uso dei due farmaci considerati separatamente in questa popolazione di pazienti. Inoltre, ci interessava capire se l'ibuprofene aumentasse l'incidenza di eventi avversi gravi» spiega Kasper Højgaard Thybo, del Næstved Hospital, Danimarca, primo autore del lavoro.

I partecipanti allo studio sono stati randomizzati a ricevere paracetamolo 1.000 mg più ibuprofene 400 mg (n = 136), paracetamolo 1.000 mg più placebo abbinato (n = 142), ibuprofene 400 mg più placebo abbinato (n = 141) o paracetamolo 500 mg più ibuprofene 200 mg (n = 140), per via orale, ogni sei ore a partire da un'ora prima dell'intervento, e per una durata totale di 24 ore dopo l'intervento. Ebbene, il consumo di morfina medio nelle 24 ore successive alla chirurgia è stato significativamente inferiore con paracetamolo e ibuprofene, rispetto alla monoterapia con paracetamolo (20 mg rispetto a 36 mg). La differenza tra consumo di morfina dopo assunzione di paracetamolo-ibuprofene e ibuprofene in monoterapia (20 mg rispetto a 26 mg) non è stata invece clinicamente significativa. La percentuale di pazienti con eventi avversi gravi in uno qualsiasi dei gruppi trattati con ibuprofene è stata del 15% rispetto all'11% per paracetamolo in monoterapia, e non è risultata statisticamente significativa. Gli autori sottolineano che, anche se l'uso combinato di paracetamolo e ibuprofene ha ridotto il consumo immediato di morfina postoperatoria rispetto al paracetamolo, l'ibuprofene da solo ha portato a un analogo controllo del dolore senza aumentare gli eventi avversi, suggerendo che questa scelta terapeutica potrebbe essere la più ragionevole.

JAMA. 2019;321(6):562-571. doi:10.1001/jama.2018.22039

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