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Farmaci e dintorni

01 Luglio 2019

Terapie dolore post-chirurgia, se antidolorifici Otc efficaci cala uso oppiacei. I dati in studio Usa


Terapia dolore post-chirurgia, studio Usa mostra come l'efficacia di antinfiammatori otc possa limitare o ridurre il ricorso agli oppiacei

Secondo uno studio apparso sul Journal of the American College of Surgeons, i pazienti reduci da intervento chirurgico minore in trattamento con antidolorifici Otc (acetaminofene e ibuprofene) non hanno avuto bisogno di ricorrere ad analgesici oppioidi o ne hanno fatto un uso estremamente limitato. Come spiega Beth Darnall della Stanford University School of Medicine (ricercatrice non coinvolta nello studio), «i risultati dello studio evidenziano come molti pazienti chirurgici non necessitino di oppioidi per il controllo del dolore e come, quando possibile, l'uso di questo tipo di antidolorifici andrebbe scoraggiato. Fermo restando che per alcuni pazienti gli oppioidi sono assolutamente necessari, motivo per il quale dobbiamo sempre tenere in considerazione queste differenze».
Lo studio, ripreso da Reuters, ha riguardato 190 individui reduci da operazioni chirurgiche minori: rimozione laparoscopica della cistifellea, laparoscopia per ernia inguinale, rimozione della ghiandola tiroidea o paratiroidea, rimozione della prostata tramite procedura robotizzata, endoscopia nasale, gastrectomia verticale parziale. Prima dell'intervento, ai volontari è stato consigliato l'utilizzo degli antidolorifici non oppiacei ogni tre ore, alternando 600mg di ibuprofene a 650mg di acetaminofene. I volontari hanno ricevuto anche una prescrizione per pillole da 5mg di ossicodone, accompagnata dall'invito ad assumere l'oppioide solo in caso di dolore insopportabile.
A tre mesi dall'intervento, il 52% del campione ha affermato di non aver avuto bisogno di ricorrere all'ossicodone, mentre il 98% di quanti hanno affermato di aver utilizzato l'oppioide ha affermato di non aver superato le 10 pillole.
«Nel corso degli anni i chirurghi sono arrivati a prescrivere dalle 20 alle 40 pastiglie di ossicodone - spiega Kevin Hill della Harvard Medical School -. Questo studio e altri suggeriscono come tali quantità fossero spesso non necessarie».
«L'efficacia del protocollo oggetto dello studio è legata all'educazione all'uso di farmaci antidolorifici non oppioidi, ma che godono comunque di una potenza elevata», ha sottolineato uno dei coautori dello studio, Chad Brummett dell'Università del Michigan.
Secondo i dati riportati dalla testata statunitense, fino al 10% dei pazienti che assumono oppioidi per la prima volta dopo un'operazione tende a sviluppare una dipendenza a lungo termine, il cui esordio è spesso associato alla quantità della prescrizione iniziale: studi precedenti hanno infatti evidenziato come, al termine del recupero, ai pazienti spesso avanzassero in media 19 pillole di oppiacei. Nel caso dello studio in esame invece, a metà dei pazienti non restavano che 2 pillole.
«Il concetto fondamentale è che chirurghi e dentisti devono porsi a guardia dell'esposizione a questi farmaci», ha commentato Michael Englesbe dell'università del Michigan, coautore della ricerca, prima di spiegare come la maggior parte degli individui dipendenti da eroina abbiano avuto la prima esposizione agli oppioidi tramite la fornitura di cure mediche. Una prescrizione eccessiva porterebbe quindi a un'esposizione prolungata e alla presenza di farmaci non utilizzati, che possono diventare oggetto di abuso, specialmente fra i giovanissimi: nel 2017, circa 11,4 milioni i cittadini Usa di età pari o superiore ai 12 anni che avrebbero abusato di farmaci oppioidi.

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