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Nutrizione

29 Maggio 2014

Interferenti endocrini: attenzione ai più piccoli


Gli interferenti endocrini sono un gruppo di sostanze, chimicamente anche molto diverse fra loro, in grado di interagire con la normale attività del sistema endocrino, perturbando l’equilibrio ormonale (simulano l’azione degli ormoni, ne bloccano i recettori o alterano la concentrazione ormonale). Nell’uomo sono ritenuti responsabili di malformazioni congenite dei neonati, sviluppo di tumori endocrini (tiroide, ovaio), ritardo nello sviluppo sessuale e alterazione del sistema immunitario. Si tratta di contaminanti persistenti nell’ambiente, composti di sintesi ad uso agricolo o industriale o anche di origine naturale come i fitoestrogeni o le micotossine, che attraverso i processi di produzione o attraverso l’acqua, i suoli e l’aria contaminati finiscono nelle catena alimentare. Sono stati riconosciuti IE: alcuni pesticidi utilizzati per le coltivazioni; le diossine che si originano dai processi industriali; additivi per la produzione di materie plastiche (gli ftalati presenti in bottiglie, pellicole, vassoi o anche tappi a corona; il  bisfenolo A, un additivo usato per gli oggetti di policarbonato, usato in passato anche per la produzione di biberon e per questi di recente vietato);  i perfluorati presenti in utensili e pentole antiaderenti (teflon); gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) che si formano durante certi processi di cottura o affumicatura (ma sono presenti anche nei fumi industriali e negli scarichi dei veicoli); i ritardanti di fiamma, che si accumulano nei tessuti grassi di molti organismi. Un’azione endocrina è stata attribuita anche a cadmio, arsenico, metilmercurio, nitrati e micotossine (in particolare zearalenone), tossine prodotti da funghi che possono intaccare i vegetali. Il rischio che gli IE possano causare un danno, dipende da diversi fattori: la quantità della sostanza, la durata dell’esposizione e, appunto, le tempistiche. Normative nazionali ed europee prevedono quindi limiti per la presenza di molte di queste sostanze negli oggetti di uso comune (cosmetici, tessuti, giocattoli, mobili), per limitare la contaminazione ambientale. Si capisce come una particolare attenzione sia stata rivolta alla valutazione dei rischi per l’infanzia, visto il ruolo degli ormoni in questa fase della vita. Negli alimenti specifici per bambini alcune di queste sostanze non possono essere presenti oppure devono rispettare limiti molto inferiori rispetto a quelli fissati per gli alimenti generici (nitrati, pesticidi, Ipa e micotossine). Le fonti dunque sono diverse e numerose. La dieta è una di queste. Ci sono comunque comportamenti da adottare nella vita di tutti i giorni, che permettono di diminuire l’esposizione a queste sostanze, con particolare riguardo ai bambini, alla loro dieta e ai comportamenti legati alle abitudini alimentari quotidiane.

  • Variare la dieta del bambino: vitamine e microelementi giocano un ruolo protettivo anche nei confronti di queste sostanze. Limitare il consumo di quegli alimenti che contengono o possono accumulare nel loro ciclo di vita IE (ortaggi a foglia come lattuga e spinaci possono contenere livelli elevati di nitrati; pesci di grossa taglia e con carni grasse possono accumulare diossine; i molluschi accumulano Ipa)
  • Evitare il consumo di alimenti con parti carbonizzate/bruciate e limitare l’uso di alimenti affumicati.
  • Abituare il bambino a consumare alimenti freschi (non contengono conservanti) e di stagione; risciacquare frutta e verdura in scatola prima del consumo
  • Rimuovere le parti grasse dagli alimenti prima della cottura: limitare la grigliatura; privilegiare metodi di cottura che preservino il contenuto di vitamine idrosolubili (ad es. cottura a vapore)
  • Tutti i materiali che sono a contatto con gli alimenti possono rilasciare in determinate condizioni piccole quantità di sostanze usate per la fabbricazione: usare pentolame antiaderente integro, privo di graffi; rimuovere appena possibile la pellicola aderente che avvolge gli alimenti “grassi”, come i formaggi; limitare il riutilizzo delle bottiglie di plastica. Lasciare che i liquidi caldi si raffreddino prima di travasarli in contenitori di plastica se non sono destinati all’uso ad elevate temperature. Usare i contenitori in plastica o le pellicole per alimenti, solo per gli scopi previsti e descritti in etichetta.

ISS. Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini. Il decalogo per il cittadino. 2014 
http://www.minambiente.it/pagina/gli-interferenti-endocrini#sthash.bbPiNEBN.dpuf 
http://www.iss.it/inte/index.php?lang=1 

Francesca De Vecchi - esperta in scienze dell’alimentazione

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