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Nutrizione

19 Novembre 2015

Celiachia, nuove linee guida per diagnosi tempestive e senza errori


Si calcola che in Italia i celiaci non ancora diagnosticati siano circa 400.000. Di questi 50.000 sono bambini. Solo 180.000 sono invece i casi individuati, ma si pensa che il 20% di queste diagnosi siano errate. In questo modo migliaia di persone mettono a rischio la loro salute perché ritardano l'inizio della dieta, oggi ancora l'unica prevenzione contro le complicanze della celiachia, o sprecano fondi pubblici in esami inutili, commenta Giuseppe Di Fabio, Presidente dell'Associazione Italiana Celiachia (AIC). Durante il recente VI Convegno Nazionale di AIC infatti, sono state presentate le nuove linee guida ministeriali sui percorsi diagnostici nel bambino e dell'adulto e i tempi e le modalità dei controlli dopo la diagnosi (follow up). Fra le novità più importanti del documento vi è il recepimento delle linee guida dell' European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (Espghan), secondo cui "nei bambini con predisposizione genetica e livelli di anticorpi specifici superiori di 10 volte il valore normale - ricorda Marco Silano, membro del gruppo di lavoro che ha definito le nuove raccomandazioni, e direttore del Reparto di Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità - i villi intestinali sono invariabilmente atrofici e la diagnosi di celiachia è certa a prescindere dalla biopsia". In età pediatrica dunque, per la diagnosi di celiachia, non sarà più necessario prelevare un pezzettino di tessuto intestinale per valutarne i danni, ma basteranno approfonditi test del sangue, iter più veloce, sicuro e meno traumatico, che permetterà anche di facilitare l'individuazione della malattia.

Per gli adulti, invece, l'esame endoscopico rimarrà un passaggio fondamentale per riconoscere correttamente e tempestivamente la malattia e dar corso immediato all'esclusione del glutine dalla dieta. Il documento ricorda inoltre l'importanza delle verifiche successive alla diagnosi, che devono avvenire a scadenze regolari: "la prima a un anno dalla diagnosi, e successivamente ogni due anni, salvo complicanze, con particolare riferimento all'età adolescenziale, dove l'aderenza alla dieta senza glutine è spesso ridotta", precisa ancora Silano. Oggi sono necessari fino a 6 anni per giungere ad una diagnosi di celiachia, che, se non diagnosticata per tempo, espone il paziente al rischio di conseguenze anche gravi - spiega Gino Roberto Corazza, professore di Medicina Interna Università di Pavia - dall'osteoporosi alla malnutrizione con ritardo di crescita nei bambini, dall'infertilità nelle donne fino all'aumento del rischio di tumori intestinali". Le nuove linee guida hanno dunque l'obiettivo di intercettare per tempo e in modo corretto lo stato di malattia per far emergere i casi silenti e prevenire complicanze future.

Francesca De Vecchi - Esperta in scienze e tecnologie alimentari

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