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Nutrizione

10 Novembre 2016

Cereali integrali e diabete: la prevenzione si fa a tavola


Sono numeri consistenti quelli che descrivono la mappa del diabete in Italia, che prevede nel 2030 fino a 5 milioni di malati diagnosticati. Uno dei focus della campagna insiste sul concetto di prevenzione del diabete di tipo 2, patologia scatenata dall'interazione di più cause, tra queste la predisposizione genetica e i fattori ambientali. Oltre allo screening quindi, stile di vita e alimentazione possono fare la differenza, in chiave di prevenzione. È necessario praticare attività fisica regolare, fin da bambini, per combattere la sedentarietà e mantenere controllato il peso contro il rischio di sovrappeso-obesità; seguire inoltre un'alimentazione corretta, che prediliga una certa semplicità, limitando il consumo di tutto ciò che è particolarmente ricco di grassi e zuccheri semplici. Le ricerche più recenti confermano il ruolo benefico dei cereali integrali nella dieta quotidiana. Nei principali cereali (frumento, segale, riso, avena e orzo) il chicco è costituito da tre parti distinte: un involucro esterno, la "crusca", che ha una funzione protettiva, ma contiene fibre, antiossidanti, ferro, zinco, rame, magnesio, vitamine del gruppo B e fitonutrienti. Poi c'è il germe, la parte che, se fecondata, darà origine a una nuova pianta.

È anch'esso ricco di vitamine del gruppo B, vitamina E, antiossidanti e soprattutto grassi insaturi. La parte interna è invece l'endosperma e contiene la gran parte dei carboidrati sotto forma di amidi, una quota di proteine e sali minerali. L'endosperma è la parte che costituisce la farina bianca, che le tecniche di molitura moderne permettono di ottenere dopo aver allontanato le parti fibrose e grasse (rispettivamente la crusca e il germe). La farina così ottenuta risulta nutrizionalmente "impoverita" ma è meglio conservabile, dà prodotti più soffici e con una durata maggiore (i grassi insaturi del germe possono facilmente ossidarsi). Tuttavia ormai molti studi confermano i benefici sulla salute del consumo dei "grani interi".

Oggi oltre il 10% della popolazione italiana ha difficoltà a mantenere sotto controllo la glicemia: controllare il livello di zucchero nel sangue è fondamentale. Dalle ricerche emerge che i cereali integrali, con alcune differenze fra gli uni e gli altri e grazie anche a tutti i componenti bioattivi presenti (non solo crusca quindi, ma anche amidi resistenti, oligosaccaridi, inulina, lignani, fitosteroli, acido fitico, tannini, lipidi acidi fenolici e flavonoidi), giocano un ruolo nel ridurre l'insulina plasmatica a digiuno e l'insulino-resistenza (nei non diabetici). Una piccola notazione: non basta la presenza di una parte di fibre (crusca) in un prodotto a base di cereali per attribuirgli i benefici dei chicchi integrali. È sempre bene controllare in etichetta che compaia una dicitura che faccia riferimento al fatto che l'ingrediente "cereale" sia al 100% integrale e, quindi, sia stato mantenuto il rapporto originale fra crusca, germe ed endosperma del chicco così come è nella pianta.


Francesca De Vecchi
Esperta in scienze e tecnologie alimentari

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