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Politica e Sanità

15 Novembre 2011

Proposte per un futuro in evoluzione


Presentati ieri a Roma i risultati del lavoro del tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Salute al quale hanno preso parte, oltre a FOFI, Federfarma, Assofarm e tecnici del Ministero della salute, anche rappresentanti delle Regioni e del Ministero dello sviluppo economico

Un pacchetto di soluzioni per portare avanti il programma di miglioramento delle farmacie è stato presentato in una conferenza stampa tenuta ieri a Roma dai vertici di FOFI, Federfarma e Assofarm. Durante la conferenza stampa è stato proposta la riduzione del numero di abitanti necessario per l’apertura di una farmacia. Oggi la legge prevede l’apertura di una farmacia ogni 5.000 abitanti nei comuni con meno di 12.500 abitanti e di una farmacia ogni 4.000 abitanti nei Comuni con più di 12.500 abitanti. Il tavolo propone di consentire in tutti i Comuni (indipendentemente dal numero dei residenti) l’apertura di una farmacia ogni 3.800 abitanti in questo modo si renderebbe disponibile la possibilità di aprire una farmacia anche senza rispettare il requisito del numero minimo di abitanti, nel caso la farmacia più vicina sia difficilmente raggiungibile. Tale soluzione potrebbe essere applicata nei nuclei con almeno 1.000 abitanti. La nuova farmacia dovrebbe essere situata almeno a 1.500 metri di distanza da una farmacia già esistente. Per quanto riguarda i centri molto piccoli il servizio potrebbe essere garantito tramite l’apertura di un dispensario farmaceutico, cioè di una piccola succursale della farmacia più vicina.

Una deroga alla regola del quorum  potrebbe essere applicata per consentire l’apertura di farmacie interessate da intensi flussi di persone in transito come aeroporti, stazioni ferroviarie maggiori e nei grandi snodi autostradali o centri commerciali. Gli intervenuti hanno anche proposto di snellire le procedure di assegnazione delle 2.000-2.200 nuove farmacie. Oggi, la legge prevede una procedura complessa basata su un concorso per titoli ed esami che in molte regioni risulta bloccata da lungaggini burocratiche e da ricorsi. Le proposte sono state già consegnate al ministro della Salute Livia Turco e disegnano un servizio offerto dalle farmacie "più moderno, flessibile e vicino alle esigenze dei cittadini". Per i farmacisti, infatti, il rinnovo del sistema deve essere organico e concertato. I farmacisti contestano, invece, le modifiche " a colpi di emendamenti" e misure non coordinate tra loro che rischiano di "scardinare il servizio farmaceutico del nostro Paese - ha detto Giacomo Leopardi, presidente Fofi, riferendosi soprattutto alle nuove liberalizzazioni contenute nel Bersani ter - che fino ad oggi è stato un importante punto di riferimento territoriale per i cittadini".   Le misure proposte dimostrano, secondo Giorgio Siri, presidente di Federfarma, la volontà dei farmacisti di relazionarsi in maniera positiva con un ambiente sociale e normativo in continua evoluzione. “La professione � ha dichiarato Siri � ha ormai superato e dimenticato i retaggi del passato e tutti i farmacisti sono pronti al dialogo. Tuttavia � ha proseguito Siri � non possiamo nascondere il disagio di fronte  a misure che se confermate rischiano di minare alle fondamenta la convenzione tra Stato e farmacie al punto che si potrebbe arrivare a considerarla nulla. Se il Governo � ammonisce Siri �  non mostrerà di voler procedere sulla via tracciata dal tavolo tecnico, saremo costretti nostro malgrado a prendere atto della decisione unilaterale dello Stato di disdire la convenzione farmaceutica. Di conseguenza, da lunedì 19 novembre, i cittadini dovrebbero pagare le medicine di tasca propria”. Preoccupazione è stata espressa anche da  Venanzio Gizzi, presidente Assofarm che ha dichiarato:  “l’articolo 2 del disegno di legge Bersani-ter (la cosid

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