Politica e Sanità
16 Novembre 2011Non ci sono solo i titolari di farmacia a far coda davanti alle Asl campane per recuperare pile e pile di mensilità insolute. C’è anche l’Enpaf, cui le aziende sanitarie della Regione devono la bellezza di 12 milioni di euro, ossia quattro anni circa di mancati versamenti della trattenuta dello 0,90. I dati arrivano direttamente dall’ente, che proprio in questi giorni sta finendo di aggiornare il quadro dei crediti sui contributi previdenziali a carico delle Asl. In tutto fanno circa 36 milioni di euro, un terzo dei quali – come detto – sulle spalle della Campania. Seguono poi il Lazio con debito di circa sei milioni, relativo in gran parte al 2009, e la Calabria con un milione di euro, risalente al biennio 2006-2007. La cifre sono cospicue ma, paradossalmente, per l’Enpaf sono motivo di ottimismo perché negli anni passati era ancora peggio: nel 2006, per esempio, i crediti dell’ente di previdenza raggiungevano i 44 milioni di euro e coinvolgevano le Asl di quattro regioni, le tre già citate e la Sicilia. «Oggi invece» è il commento del presidente dell’Enpaf, Emilio Croce «ci preoccupa soprattutto la situazione della Campania, per il quadro economico che la caratterizza». Nessuna preoccupazione, in ogni caso, per le pensioni dei farmacisti. «L’ente dispone di un’ampia copertura patrimoniale» rassicura Croce «il che comunque non rende meno insistenti le nostre azioni per recuperare quanto ci spetta». Da questo punto di vista indispone non poco il blocco dei pignoramenti decretato fino a fine anno dal Patto di stabilità: «Alcune procedure sono già arrivate alla fase esecutiva e quindi sono fuori» prosegue il presidente dell’Enpaf «altre invece risultano congelate proprio a causa del provvedimento. Sarebbe auspicabile un intervento legislativo che escludesse dalla misura i debiti previdenziali delle Asl. Noi dobbiamo essere messi nella condizione di onorare gli impegni nei confronti dei nostri iscritti».
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