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Politica e Sanità

17 Novembre 2011

Belluno, storie di ordinario disagio da distribuzione diretta


Ci sono persone che confondono la farmacia comunale con quella dell’ospedale, altre che si presentano con una ricetta bianca per ritirare un farmaco regolarmente rimborsato dal Ssn, altre ancora che riferiscono di pressioni da parte del loro medico curante per andare all’Asl a ritirare le specialità prescritte. Storie di ordinario disagio da distribuzione diretta, raccolte quasi quotidianamente dai farmacisti della provincia di Belluno. E’ il prezzo che i cittadini pagano per le politiche sostenute dalle due Aziende sanitarie della zona, Feltre e capoluogo, che mirano a promuovere pesantemente il secondo canale. Anche a costo di generare confusione e disorientamento. Lo provano le testimonianze raccolte in questi giorni con l’avvio della campagna di informazione lanciata da Federfarma Belluno con l’obiettivo di ricordare agli assistiti che nelle farmacie di comunità possono essere reperiti tutti i farmaci del Ssn. «Non siamo in guerra con l’Asl» ricorda il presidente provinciale del sindacato titolari, Roberto Grubissa «vogliamo solo dare voce al disagio della gente e contrastare la disinformazione in atto. Non contestiamo la distribuzione diretta, chiediamo soltanto che vengano rispettate le regole che la riguardano». Dai racconti dei bellunesi, invece, emerge netta l’impressione che le due Asl giochino ai limiti del “regolamento”. «Un cliente» narra per esempio Enrico Venturelli, titolare a Domegge «mi ha detto che il medico si era rifiutato di prescrivergli un farmaco del Pht su ricetta rossa». «Conosco decine di assistiti che sono stati invitati dal loro medico a rivolgersi ai dispensari dell’Asl» aggiunge Giorgio Chimenti, titolare a Cavarzano. «I casi di persone male informate sono quotidiani» conclude Alessandra Portunato, direttrice della farmacia comunale di Feltre «e in parecchi arrivano qui con la ricetta bianca dicendo che il medico non ha voluto usare il ricettario rosso». «Le farmacie sono vicine alla gente» prosegue Grubissa «particolarmente nei piccoli comuni. Viviamo il disagio delle persone per le politiche condotte dalle due Asl, che si traducono in un aggravio dei costi sociali a carico della collettività. C’è bisogno di una corretta informazione non solo nei riguardi dei cittadini ma anche degli stessi medici di famiglia».

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