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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

La farmacia evita prestazioni improprie


Non è difficile trovare sempre nuove prove a supporto dell’importanza del farmacista di comunità nella tutela della salute e anche nell’evitare il ricorso improprio alle strutture sanitarie

Tra le più recenti, uno studio svedese che ha valutato l’impatto dell’attività di consiglio del farmacista nei confronti del paziente giunto alla farmacia sulla base di sintomi diversi e orientato a risolvere il suo problema ricorrendo ai farmaci da banco (Westerlund T et al. The quality of self-care counselling by pharmacy practitioners, supported by IT-based clinical guidelines. Pharm World Sci. 2007 Jan 9).

Va premesso che in Svezia è in uso da un certo tempo un sistema di linee guida nazionali per il counselling nell’autocura, linee guida che sono state tradotte anche in un software di supporto alla decisione clinica di cui il farmacista dispone. La ricerca ha preso in considerazione 250 pazienti giunti a tre grandi farmacie di Stoccolma e dieci farmacisti, valutando diversi aspetti: per quale motivo si erano recati in farmacia, la qualità delle indicazioni fornite dal farmacista, l’adesione del paziente alle indicazioni ricevute e il risultato ottenuto, se un’eventuale visita medica ha successivamente cambiato la situazione. Infine, è stato chiesto al paziente che cosa avrebbe fatto se non avesse potuto trovare il farmacista. Per quanto riguarda i sintomi all’origine del consulto, i più comuni erano quelli allergici (26,4%), seguiti da quelli muscoloscheletrici (8,4%) e da quelli gastrointestinali (dispepsia, riporta lo studio, 7,2%. La revisione delle indicazioni fornite dal farmacista è stata condotta indipendentemente da un medico e da un altro farmacista e ne è emerso che nel 97,6% dei casi era corretto indirizzare il paziente all’automedicazione, e che nell’88,4% dei casi al paziente sono state fornite indicazioni corrette. In totale il paziente ha ricevuto indicazioni corrette, ad avviso di entrambi i revisori, nell’86,8% dei casi: vale a dire che 217 pazienti hanno trovato una risposta adeguata nella loro farmacia. Adeguata in termini di dottrina, ma anche di benessere soggettivo. Infatti, 182 cittadini hanno dichiarato di aver seguito alla lettera le indicazioni ricevute e 135 di questi (vale a dire il 74,2%) ha dichiarato di aver riportato un grande miglioramento dei sintomi. Tra i 21 che hanno invece dichiarato di aver seguito soltanto in parte il consiglio del farmacista soltanto sei hanno riferito un analogo miglioramento (28,6%). Numeri piccoli, ma che hanno raggiunto la significatività statistica. Infine, lo studio riporta che poco meno del 57% dei partecipanti, se non avesse potuto avvalersi del consiglio del farmacista, si sarebbe rivolto all’assistenza medica (medico di famiglia, ospedale eccetera).

Gli autori concludono lo studio sottolineando la qualità dell’opera fornita dai farmacisti, grazie anche ai sistemi di supporto, e l’efficacia raggiunta nel risolvere i disturbi del paziente. Ma tra i benefici della disponibilità dei farmacisti sul territorio rientra anche il fatto di aver intercettato una richiesta di salute che, altrimenti, in più della metà dei casi si sarebbe rivolta impropriamente ad altri livelli del sistema sanitario. Se si tiene presente che nella quasi totalità si trattava di pazienti per i quali l’automedicazione era sufficiente si può ben dire che si è evitato un ricorso improprio al sistema sanitario. E il fatto che anche in Svezia vi sia una copertura universalistica rende queste conclusioni facilmente applicabili anche all’Italia, specie in tempo di ticket...

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