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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

L’Italia in pillole


L’indagine multiscopo dell’Istat ha analizzato il ricorso ai farmaci da parte della popolazione italiana. Anche da questo singolo aspetto emerge una divisione tra Regioni, tra fasce di età e livello di istruzione (e socioeconomico)

L’indagine multiscopo dell’Istat, presentata il 2 marzo, va molto in profondità in un aspetto centrale del sistema salute: il ricorso ai farmaci. Molti i dati raccolti dal campione di 60 mila famiglie, riferiti all’anno 2005, a cominciare dal consumo. Nelle due settimane precedenti l’intervista dei ricercatori, il 45,2% della popolazione residente in Italia, pari a oltre 26 milioni di persone, ha assunto farmaci. Un terzo della popolazione (32,9%) deve fare uso regolarmente, per tutto l’anno, di farmaci prescritti da un medico, il 15,1% ha assunto farmaci solo nelle 2 settimane precedenti l’intervista ma non deve farlo regolarmente. La quota complessiva tende ad aumentare con l’età, passando dal 22,4% tra i bambini di 0-14 anni al 89,5% tra gli ultra ottantenni. Si conferma inoltre la tendenza delle donne a consumare più farmaci rispetto agli uomini (50,7% contro 39,5%), già osservata nel 1999-2000. L’Umbria e l’Emilia-Romagna sono le regioni con la quota più alta di persone che consuma farmaci (rispettivamente 50,9%, 50,3% e 48,7%), mentre in Campania, nella provincia di Bolzano, in Basilicata e in Puglia si registrano le percentuali più basse (39,2%, 39,2%, 39,9% e 40,3%).  Sembra dunque dimenticata una tendenza storica che vedeva il Mezzogiorno in testa ai consumi, secondo molti come sostituzione di una certa carena di altre prestazioni (ospedaliere, diagnostiche eccetera).

La maggior parte (82,9%) ha assunto farmaci su prescrizione del medico, il 16,7% di propria iniziativa, il 3% su iniziativa dei genitori o indicazione di un''altra persona. Si conferma, dunque, un ruolo limitato dell’automedicazione rispetto ad altri paesi europei. Le persone anziane riferiscono più frequentemente di aver assunto farmaci su prescrizione del medico (97,5% per le persone di 65 anni e più), mentre presentano la quota minima di chi assume farmaci di propria iniziativa (3,4%) che raggiunge invece il suo massimo tra le persone di 25-34 anni (41,3%).

Complessivamente, su 100 persone che hanno preso farmaci nelle 2 settimane precedenti l’intervista, oltre la metà (51,2%) è anziano o disabile o malato cronico o riferisce cattive condizioni di salute.  Il 27,2% delle persone fa uso quotidiano di farmaci, con percentuali più elevate per le donne (30,5%). Il consumo quotidiano dei farmaci aumenta fortemente con l’età, andando dal minimo di 3,6% tra i bambini fino a 14 anni al massimo di 81,2% tra gli ultraottantenni. La percentuale di utilizzo quotidiano diminuisce invece al crescere del titolo di studio tra le persone di 45-64 anni. Il valore va dal 45,2% tra le persone con più basso titolo di studio al 32,2% tra i più istruiti. Un dato, questo che collima con un altro rilievo: la correlazione tra il peggiore stato socioeconomico (e quindi il livello di istruzione) e la gravità dei disturbi.

Dal punto di vista territoriale, controllando il fenomeno per età, la percentuale di consumatori giornalieri è più alta nel Nord-est (circa 29%) rispetto al Sud (25%). Le regioni con il tasso standardizzato di assunzione giornaliera dei farmaci più alto sono Umbria, Veneto e Sardegna (oltre 29%), quelle con il tasso standardizzato più basso sono, la provincia di Bolzano, la Puglia e la Campania (tutte sotto il 25%). Circa il 60% delle persone che assumono farmaci quotidianamente, ne consuma fino a due tipi, mentre un quarto di esse ne assume quattro o più tipi diversi, con la percentuale che sale al 40% tra gli ultraottantenni. Ben il 75,9% dei consumatori quotidiani di farmaci è disabile o malato cronico o riferisce cattive condizioni di salute.Tra le persone che dichiarano di stare male o molto male in salute, il consumo quotidiano di farmaci sale all’85,9%, oltre il triplo rispetto alla media.

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