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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

L’assistenza sul territorio corre dei rischi


In Europa si profila una carenza nei servizi di primo livello. Una ragione di più per capitalizzare le risorse, come la farmacia, presenti in modo capillare

L’ultima segnalazione viene dalla Francia: in molte aree del paese, soprattutto rurali, le strutture di cura territoriali, di primo livello, non raggiungono gli standard nazionali. Il dato è stato comunicato dalla Conf�d�ration des Syndicats M�dicaux Fran�ais, il principale sindacato dei medici non dipendenti, tra i quali rientrano anche i neonati medici di riferimento, cioè l’equivalente transalpino dei medici di medicina generale convenzionati. A mancare, secondo l’indagine della CSMF sono soprattutto i medici di medicina generale, la cui penuria si avverte in 3.461 comuni, cioè circa il 10% dei 36 mila comuni francesi. Lo studio mette in evidenza differenze nell''accesso alle cure, con notevoli disparità regionali, evidenziando in realtà che anche  i comuni in sofferenza  possono generalmente contare sulla presenza di camici bianchi, ma a prezzo di spostamenti anche di 10 chilometri. L''allarme, però, riguarda soprattutto il futuro. Nei prossimi 10 anni, secondo la ricerca dei sindacati medici, i problemi aumenteranno: molti medici di famiglia, infatti, andranno in pensione senza avere un sufficiente ricambio generazionale. Non è un rischio che corre soltanto il sistema sanitario francese, anche l’Italia potrebbe nello stesso lasso di tempo andare incontro a un deficit analogo. Secondo i calcoli comunicati lo scorso aprile dalla FIMMG, ogni anno si formano 1.560 medici di medicina generale, ma di qui al 2017 ne andranno in pensione 25.500, il che significa che ne verranno a mancare 9.900. Se non si modifica la tendenza, saranno 11 milioni i pazienti privi di medico di fiducia. A questo si aggiungono l''invecchiamento della popolazione e l''aumento delle richieste di cure primarie, che sono fattori comuni a entrambi i paesi.

“Questo dato mi sembra confermare una tendenza generale al depauperamento del territorio” dice il vicepresidente della federazione nazionale degli Ordini dei farmacisti, Andrea Mandelli. “Risale a qualche settimana fa la notizia che anche in Gran Bretagna, lì in alcune zone metropolitane, esistono distretti in cui l’assistenza primaria incontra numerose difficoltà. D’altra parte quasi ovunque si è assistito a una centralizzazione delle risorse, con la chiusura di molti piccoli presidi ospedalieri, che però avevano una funzione di prossimità che non sempre è stata presa in carico potenziando l’assistenza territoriale. E’ ragionevole che un cittadino, francese o italiano che sia, faccia 10 chilometri, o anche 30, per sottoporsi a un esame diagnostico sofisticato, ma non ha senso che li percorra per trovare un farmaco, eseguire una glicemia e, a maggior ragione, parlare col proprio medico di famiglia”. “La Federazione si è detta da subito disponibile, nell’ambito dei progetti di ammodernamento del Servizio sanitario, a collaborare al potenziamento dell’assistenza sul territorio” prosegue Mandelli “operando per un’integrazione  del farmacista con le altre professioni sanitarie e per far sì che la farmacia renda disponibili maggiori servizi”. Per la Federazione nazionale, uno dei capisaldi dell’assistenza sanitaria italiana è stata la capillarità di alcuni servizi, a cominciare dalla farmacia, che oggi costituisce una risorsa preziosa da non disperdere.

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