Politica e Sanità
30 Novembre 2011Sono varie le motivazioni che spingono a partecipare ai trial clinici per la sperimentazione di farmaci, messe in luce da un''indagine che potrebbe aiutare le industrie e gli istituti di ricerca a risolvere il problema della difficoltà di arruolamento di cavie umane per testare i vari trattamenti. I risultati della ricerca, chiamata 2007 CenterWatch National Survey of Study Volunteers'', sono stati presentati in occasione della conferenza annuale della Drug Information Association (DIA), in corso ad Atlanta. L''indagine ha coinvolto 620 americani che avevano partecipato a studi clinici nei mesi di aprile e maggio 2007. Nella media il volontario ha due figli e appartiene alla classe media, nel 34% dei casi guadagna fra i 33mila e 60mila dollari l''anno e abita soprattutto in California, Texas e Florida. Tra le motivazioni, l''81% indica il desiderio di contribuire allo sviluppo scientifico e aiutare s� stesso e gli altri, il 75% quello di trovare nuovi trattamenti, il 51% di ricevere le migliori cure mediche possibili, il 29% la retribuzione corrisposta. Comunque nella decisione finale, il 43% ha assicurato di averla presa autonomamente, il 24% con l''aiuto del medico o dei familiari, mentre una piccola percentuale si è rivolta a gruppi di pazienti, agli amici o a internet. Al contrario, si decide di non aderire allo studio, nel 52% dei casi viene citata la paura degli effetti collaterali, nel 23% la possibilità di essere inclusi nel gruppo placebo, che non riceve cioè il farmaco in sperimentazione, nel 18% eventuali problemi una volta che il trial è terminato.
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