Politica e Sanità
30 Novembre 2011Una manifestazione è stata indetta ieri a Roma da associazioni di pazienti e società scientifiche per denunciare un accesso ineguale al trattamento del dolore neuropatico cronico. E chiede che si provveda a uno specifico LEA
Il dolore cronico neuropatico, colpisce 12 milioni di italiani, che in molti casi, per curarsi adeguatamente, spendono fino a 75 euro al mese: i farmaci essenziali per il controllo di questa condizione non sono infatti sempre rimborsabili. E questo da quando, nel gennaio scorso, l''Agenzia italiana del farmaco ha rivisto la cosiddetta nota 4 "sulla base di linea guida mirate a favorirne un impiego coerente con i principi di appropriatezza". Di fatto se ne autorizza l''impiego solo in condizioni in cui il dolore cronico risulti legato a specifiche condizioni (neuropatia diabetica, lesioni midollari, neoplasie o forme erpetiche), "tutelando così i pazienti dal rischio di un impiego improprio e allargato in condizioni prive di diagnosi certa".
Un impostazione che non è condivisa dalla Lega italiana contro il dolore (LICD), che ha lanciato ieri a Roma una campagna per sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni, classe medica e gli stessi pazienti: il senso del messaggio è che i malati devono rivolgersi sempre più tempestivamente ai loro medici, e che questi ultimi devono essere più pronti a una corretta diagnosi e a un appropriato percorso terapeutico. Le istituzioni sanitarie, infine, devono garantire un trattamento uguale a tutti i malati di dolore cronico. "Questo perchè la nota 4 dell''AIFA - ha spiegato il presidente della Lega, Diego Beltrutti - di fatto oggi rimborsa i farmaci solo per un ristretto numero di manifestazioni dolorose, creando una discriminazione tra pazienti che soffrono dello stesso male". "Il passo fondamentale - ha sottolineato Giustino Varrassi, presidente dell''Associazione italiana per lo studio sul dolore (AISD) - è riuscire a comprendere che, in certe condizioni, il dolore non rappresenta più un sintomo, ma è a sua volta una malattia e come tale va diagnosticata e curata, indipendentemente dalla patologia che lo ha generato. E'' per questo che riteniamo fondamentale l''inserimento del trattamento del dolore nei Livelli essenziali di assistenza e la realizzazione di strutture dedicate alla medicina del dolore". Attualmente in Italia i centri specializzati sono solamente nove e il primo , aperto 20 anni fa all''ospedale San Raffaele di Milano, è stato addirittura chiuso. Secondo i dati di una ricerca condotta da Eurisko per conto di Aisd, gli italiani con più di 18 anni che hanno sofferto di dolore cronico negli ultimi sei mesi sono quasi 10 milioni, mentre il numero sale a 16 milioni se si considera l''ultimo anno. Il 44% ha avvertito malessere di intensità forte e il 21% molto forte, il 56% per tutta la giornata e il 28% per qualche ora ogni giorno. Le parti del corpo più colpite sono rachide (42%), braccio-mano-spalla (39%), piede-gamba-anca-ginocchio (33%). Ma in media sono 2,4 le diverse manifestazioni contemporanee. I pazienti che fanno attualmente uso di farmaci per trattare il dolore sono il 63%, il 41% con ricetta del medico.
La LICD è tra i firmatari del Manifesto di Venezia, un appello sottoscritto nel maggio 2006 dai maggiori rappresentanti del mondo medico-scientifico in materia, con quattro richieste precise alle istituzioni: riconoscere il dolore cronico come malattia sociale, rendere disponibili e rimborsabili tutte le categorie di farmaci per il trattamento del dolore, destinare fondi per la ricerca nel settore e promuovere appropriati programmi di formazione. In questo senso la richiesta, rivolta ai ministeri dell''Università e della Salute è di creare scuole di specializzazione in medicina del dolor
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