Politica e Sanità
30 Novembre 2011Con la vittoria delle sinistre nelle recenti elezioni il pericolo sembra essersi allontanato, ma anche in Danimarca come in Italia sulle farmacie soffia un vento liberista che preoccupa i titolari. A cavalcare la tigre della deregulation era soprattutto il partito radical-liberale, tra i sostenitori dell’esecutivo di centrodestra che a settembre è uscito sconfitto dalle urne. In diverse occasioni suoi esponenti avevano definito “sovietiche” le norme che regolano il servizio farmaceutico danese e le sue 460 farmacie (con un rapporto di circa 12mila abitanti per farmacia): titolarità esclusiva ai farmacisti, restrizioni geografiche all’apertura delle sedi, divieto di multiproprietà. A giugno il ministero dell’Economia aveva avviato un’indagine sugli effetti di un’eventuale liberalizzazione del sistema, raccogliendo gli inviti che da tempo arrivavano dai gruppi della Grande distribuzione organizzata. In prima fila la catena danese di supermarket Matas, la cui aspirazione è quella di entrare nel mercato dei farmaci etici. L’indagine, affidata a un gruppo di esperti, avrebbe dovuto valutare gli eventuali miglioramenti nell’accessibilità al farmaco determinati da un incremento del numero di esercizi, facendo riferimenti alle esperienze di paesi vicini come Olanda, Irlanda, Gran Bretagna e Norvegia. Nelle stesse settimane, la Matas ha lanciato una campagna rivolta al grande pubblico nella quale si enfatizzavano le liberalizzazioni varate nei paesi elencati. I farmacisti danesi, dal canto loro, hanno replicato alle iniziative del gruppo sottolineando gli obiettivi imprenditoriali della catena e la sua strategia “profit oriented”. Ora, con la sconfitta della coalizione liberal-conservatrice e la vittoria dell’alleanza guidata dai social-democratici, lo spettro della liberalizzazione pare allontanarsi per lo scetticismo che le sinistre hanno finora espresso verso questo genere di riforme. Ma la Gdo resta un avversario temibile.
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