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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

Emoderivati, fine del monopolio. Cure: il caso Veneto


Arriveranno all''esame della prossima conferenza Stato-Regioni i cinque decreti attuativi della legge ''''sangue'''' del 2005 che stabiliva la fine del monopolio della lavorazione degli emoderivati in Italia. I provvedimenti dovrebbero essere esaminati, ha riferito Loredano Giorni dirigente delle Politiche del Farmaco della Giunta toscana, dalla conferenza. Con le nuove norme, secodno quanto riportato dall’Ansa, l''azienda Kedrion del gruppo Marcucci non sarà più l''unica titolare della lavorazione del sangue e dei suoi derivati.
I prodotti potranno essere lavorati anche dalle altre aziende farmaceutiche sul territorio nazionale con l''obiettivo di introdurre la concorrenza per ottenere riduzioni di prezzo e miglioramento della qualità. Le aziende che concorrono per entrare nella produzione sono Baxter, Grifon, Csl Behring, Octopharma e Biotest. L''annuncio è arrivato nel corso di una tavola rotonda all''interno del congresso nazionale Sifo (Società italiana dei farmacisti ospedalieri) dedicata al risparmio per l''utilizzo dei farmaci che servono a curare i pazienti emofilici, circa 8 mila malati in Italia le cui cure possono andare dai 180 mila euro l''anno fino ai due milioni di euro in caso di necessità di trattamento di immuno-tolleranza. Dato riferito da Ezio Zanon, responsabile del dipartimento ematologia dell''Azienda ospedaliera di Padova. «Si tratta di provvedimenti a cui deve essere data la massima priorità» commenta Ignazio Marino, senatore del Pd. «Il monopolio degli emoderivati in Italia non è soltanto, come si potrebbe pensare a prima vista, una questione tecnica o puramente legata a ragioni di natura economica: un monopolio in un settore così delicato può avere conseguenze dirette sulla salute dei cittadini». Al centro della tavola rotonda Sifo il caso ''''Veneto'''': i nuovi criteri di acquisto degli emoderivati dovrebbero basarsi in parte, per una fascia di pazienti, solo sul criterio del prezzo.
Meccanismo che ha sollevato le preoccupazioni da parte delle associazioni degli emofilici rappresentate da Fedemo, la federazione che ne rappresenta 33 in tutto. Il presidente Gabriele Calizzani ha annunciato che presenterà presto un documento alle istituzioni nel quale si sottolineano le preoccupazioni per la continuità terapeutica necessaria ai malati proponendo misure alternative di risparmio.

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