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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

Anche in Emilia farmacie sull’orlo di una crisi per la distribuzione diretta


Valore lordo della ricetta 18,5 euro, un euro in meno rispetto al 2010. In media, perché in alcune farmacie la differenza sull’anno precedente arriva anche a cinque euro. E’ il dato che arriva da Cesena, con Forlì e Rimini (di cui ci eravamo già occupati a maggio) il “buco nero” della distribuzione diretta in Emilia Romagna. Colpa di Asl che pur di dispensare in proprio non hanno esitato a varcare i confini dell’accordo regionale sulla dpc rinnovato soltanto quest’anno. L’intesa impegnava le aziende sanitarie a tornare con la distribuzione diretta ai volumi del 2008, il che significherebbe acquisti in regime ospedaliero soltanto per Pht, farmaci del primo ciclo post-dimissione e poco altro. In provincia di Forlì, invece, le due Asl non solo non hanno attenuato la distribuzione diretta (a Cesena senza dpc) ma si sforzano addirittura di incrementarla. «I medici di famiglia sono invitati a indirizzare gli assistiti ai punti di distribuzione» spiega Stefano Pianori, presidente di Federfarma Forlì «e così le Asl prendono in carico i pazienti e li riforniscono di tutto: antipertensivi, diuretici, statine, anche colliri antiglaucoma». E secondo alcune voci, sarebbe in valutazione l’ipotesi di far distribuire i farmaci anche nelle Utap. Quest’estate il sindacato ha inviato ai sindaci della zona una lettera per chiedere un intervento a difesa delle farmacie. Invito accolto ma la partita resta difficile perché le Asl praticano una sorta di concorrenza “sleale”. «Nei punti di distribuzione» prosegue Pianori «non si paga il ticket e anche se viene dispensato il branded più caro non viene chiesta la differenza di prezzo. Morale, diversi pazienti preferiscono rivolgersi all’Asl. Ma così si scardina la rete delle farmacie territoriali, a partire dalle rurali». In provincia di Forlì, dunque, si respira aria di preoccupazione. «Non siamo forse ai livelli toscani ma poco ci manca» è la conclusione di Pianori «il valore della ricetta continua a calare e c’è chi sta già cominciando a intervenire sui costi, dagli orari di apertura al personale. I farmacisti non sono abituati a forme esasperate di protesta, non è nel nostro Dna, ma l’Asl sta facendo di tutto per spingerci in quella direzione».

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