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Politica e Sanità

30 Novembre 2011

Convenzione, un''attesa che dura da 15 anni


Nella giungla del federalismo sanitario ci sono i titolari di farmacia che ancora aspettano di riuscire a rinnovare una convenzione scaduta da quasi 15 anni. Un attesa che logora, anche perché per i farmacisti l’accordo quadro con le Regioni rimane l’unica opportunità realmente concreta di dare un po’ di ordine alla distribuzione diretta, ridurre le distanze ed evitare fughe in avanti di amministrazioni a volte troppo fantasiose in tema di distribuzione del farmaco. Il fatto, però, è che finora il tavolo al quale Federfarma e Assofarm (le farmacie pubbliche ) dovranno trattare il rinnovo del contratto con i governi regionali (rappresentanti dalla Sisac) non si è ancora materializzato: si è spesso profilato all’orizzonte per poi svanire nella delusione generale. L’ultimo avvistamento quest’estate, appena prima delle ferie d’agosto: erano arrivate voci di una convocazione imminente, dalla Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati) era arrivata la notizia che a giorni i governatori avrebbero ufficializzato l’atto d’indirizzo (cioè la piattaforma contrattuale che dà il via al tavolo di rinnovo), poi di nuovo il silenzio. E, nei corridoi, altre voci, dal tenore meno ottimistico, a dire che il vento era girato e tra le Regioni ha prevalso la linea di chi sostiene che non c’è fretta, che la spesa farmaceutica convenzionata è in calo e quindi non c’è alcun interesse a discutere con le farmacie di convenzione. Federfarma, dal canto suo, una bozza di piattaforma l’ha già preparata. Almeno sulla distribuzione diretta. Basta andare a leggere quello che, sul tema, riporta un dossier preparato a luglio dal sindacato in vista di un confronto sulla riforma della remunerazione. Punto di partenza è la constatazione che la dispensazione attraverso le Asl permette sì al Ssn «di acquistare farmaci a un prezzo ex-factory» ma «comporta costi di stoccaggio e logistica a carico del soggetto pubblico» che le differenze gestionali oggi esistenti addirittura a livello di singola Asl appesantiscono di«diseconomie sia in termini di organizzazione del servizio sia in costi di acquisto». La proposta quindi è quella di ricondurre «la distribuzione integrale del farmaco nel sistema della “spesa farmaceutica convenzionata”, estendendo tale sistema al farmaco presente nel prontuario Pht e superando l’attuale doppia via di distribuzione». È, ovviamente, una soluzione che diventerebbe realizzabile nel momento in cui passasse la riforma della remunerazione e si adottasse il modello caldeggiato dal sindacato, ossia un sistema misto comprendente una quota a confezione e un margine sul prezzo per coprire i costi logistici e di magazzino sostenuti dal titolare. In questo scenario, il Ssn tratterebbe direttamente con l’industria i prezzi di acquisto dei farmaci di fascia A e lo stesso modello si estenderebbe automaticamente al Pht: sparirebbero le tariffe regionali e la remunerazione alle farmacie praticata sul farmaco rimborsato coprirebbe tutte le specialità della convenzionata. Manca solo il tavolo al quale discuterne con le Regioni.

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