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Politica e Sanità

23 Dicembre 2011

Farmacologi a confronto sulla liberalizzazione


Pareri opposti sulla norma che prevede la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Da una parte considerata superficiale, poco utile e rischiosa, dall’altra motivo di perdita di parte del fatturato ma opportunità di nuovi posti di lavoro. Sono queste le posizioni diverse espresse da due farmacologi, Cesare Sirtori, preside della Facoltà di medicina dell''Università di Milano e Silvio Garattini, direttore dell''Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. Secondo l’analisi proposta da Sirtori è «superficiale e populista», «non fa risparmiare lo Stato, poiché interessa farmaci poco costosi, in media 4 euro» e crea il rischio di «far nascere una grande confusione perché le stesse molecole sono prescrivibili in fascia C e in fascia A», oltre a far salire la possibilità di reazioni da interazioni tra farmaci. «La tutela che dà una farmacia non può darla una parafarmacia» sostiene l’esperto «che non è neanche sottoposta alle visite della Asl e poi un farmacista ha una cultura tale da poter dare un consiglio all''utente. Nella parafarmacia questo non accade. Si creerà un ragionamento per cui il farmaco pesante lo si acquista in farmacia, il resto altrove» con il rischio che «si banalizzino i farmaci di fascia C». Inoltre, c''è il pericolo che aumentino le reazioni da interazioni tra farmaci, poiché «anche farmaci per il prurito possono, per esempio, alterare i livelli degli anticoagualanti orali, ma in una parafarmacia non viene mica chiesto ai cittadini se si assumono altri farmaci». A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento di potenziale confusione, precisa Sirtori: «Le stesse molecole, in dosaggi diversi sono previste sia in fascia A che in fascia C». Di parere diverso, invece, Garattini secondo il quale «non c''è nessun problema a vendere i farmaci di fascia C al di fuori delle farmacie, a patto che ci sia un farmacista». E precisa: «Le farmacie, invece, vanno incontro a una perdita di una parte del fatturato, ma per i cittadini avere più punti vendita all''interno dei quali trovare questi farmaci rappresenta una maggiore comodità». Nella sua analisi ipotizza anche altri due vantaggi: «potrebbero aumentare le assunzioni dei farmacisti e potrebbero essere applicati sconti su questi farmaci, considerata la maggiore concorrenza».

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