Politica e Sanità
23 Dicembre 2011Se l’Italia si è dovuta affidare a un governo di tecnici per uscire dallo stallo della politica, allora la farmacia si affidi a un comitato di esperti di fama internazionale per disegnare quella riforma organica del sistema su cui i farmacisti si accapigliano sterilmente da anni e che recepisca gli inviti all’ammodernamento che arrivano dalla società civile. È la proposta con cui il presidente di Federfarma Umbria, Augusto Luciani (foto), raccoglie e rilancia le riflessioni del segretario nazionale del sindacato titolari, Alfonso Misasi, che ieri a Farmacista33 aveva messo in cima alle priorità “post-Manovra” un nuovo progetto per l’ammodernamento della farmacia senza «le chiusure del passato». «Siamo riusciti a tenere la ricetta in farmacia» è il ragionamento di Luciani «ma a leggere i giornali c’è da rabbrividire, perché siamo riusciti a far arrabbiare quasi tutti. Siamo sotto assedio e alla prima occasione utile ce la faranno pagare». Pesano in tal senso anche le parole del ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, il quale ieri ha ammesso che sulle liberalizzazioni l’esecutivo ha fatto meno di quello che avrebbe voluto a causa delle «resistenze pazzesche» opposte da alcune categorie, ma comunque «quello che avevamo in mente lo porteremo in fondo». Per Luciani, in sostanza, la partita non è ancora chiusa e l’unica strada che la farmacia ha per uscire dall’isolamento è quella di farsi promotrice di un progetto di riforma che senza distruggere la programmazione territoriale dei presidi recepisca gli inviti all’ammodernamento che arrivano dalla società civile. Un progetto di riforma, che, a questo punto, non può più uscire dalla ristretta cerchia dei titolari ma deve essere il frutto del lavoro di una commissione di tecnici, che stia al sindacato e alle altre componenti della professione come il governo dei “professori” sta ai partiti rappresentati in Parlamento. «Il manifesto dei sette punti lanciato da Federfarma a ottobre» sottolinea Luciani «è ormai superato dai fatti. L’obiettivo ora non è più riassorbire nel sistema le parafarmacie esistenti per disinnescarne la minaccia, dobbiamo costruire un sistema che da un lato dia più possibilità ai nostri giovani e dall’altro risponda velocemente alle esigenze di una società in costante cambiamento. Serve insomma un progetto di ampio respiro, che guardi lontano, da affidare a un gruppo di lavoro costituito da professionalità di altissimo livello, anche internazionale, che conoscano bene la farmacia». Un gruppo al quale Federfarma dovrebbe garantire un sostegno “bipartisan”, maggioranza e opposizione. «Se la proposta venisse accolta» conferma Luciani «sono pronto fin d’ora a collaborare perché questa commissione sia messa nelle condizioni di lavorare al meglio».
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