Politica e Sanità
23 Dicembre 2011Continuano a crescere le sollecitazioni dei titolari perché i vertici nazionali di Federfarma mettano mano a un nuovo progetto di riforma della farmacia, più coraggioso e incisivo di quelli su cui finora si è lavorato. Un progetto da presentare al paese al più presto, prima che il Governo si prenda la sua rivincita. Lo ha promesso venerdì in un’intervista a Repubblica Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, secondo il quale a gennaio, nella legge per la concorrenza, «interverremo sulle farmacie e sul commercio». Ed ecco allora che dalle rappresentanze territoriali di Federfarma fioccano appelli perché il sindacato giochi d’anticipo e presenti una proposta di ammodernamento del servizio che vada al di là del manifesto in sette punti dell’ottobre scorso. E’ il caso del Piemonte, dove giovedì un’assemblea di titolari torinesi ha approvato un documento d’indirizzo sostenuto da Federfarma regionale e dalla stessa associazione provinciale. Un documento in cui si invitano i vertici nazionali del sindacato a mettersi immediatamente al lavoro su un progetto di riforma che, tra le altre cose, deve prevedere: graduatorie regionali permanenti per soli titoli aggiornate con cadenza biennale, criterio della sola distanza per l’apertura delle farmacie (modulato in modo inversamente proporzionale al criterio della densità abitativa), pensionamento obbligatorio dei titolari/soci direttori al compimento dei 70 anni, decentramento obbligatorio con istituzione di farmacia soprannumeraria in caso di rifiuto del titolare, revisione del contratto nazionale dei dipendenti di farmacia con percorsi di carriera. Appelli anche da Varese, dove nei giorni scorsi il consiglio direttivo della Federfarma provinciale ha approvato una delibera in cui si invita il sindacato nazionale a lavorare «di concerto con tutte le altre organizzazioni di categoria (Fofi, Utifar, Federfarma Servizi, Federfarmaco, Assofarm)» per produrre «in tempi brevissimi» una proposta di riordino del sistema «con aperture verso forme di liberalizzazione e modernizzazione che non stravolgano il settore». Tale proposta, è l’orientamento di Varese, dovrebbe basarsi «sui punti fondamentali del ddl Tomassini-Gasparri, arricchito e validato da un ente di consulenza riconosciuto a livello nazionale ed europeo, come l’Università Bocconi o lo Studio Ambrosetti».
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