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Politica e Sanità

23 Dicembre 2011

Balduzzi disponibile a incontro con farmacisti entro l’anno


Sulla liberalizzazione dei farmaci dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, arriva la disponibilità a incontrare i vertici di Federfarma anche entro la fine dell''anno. Un annuncio importante su un argomento che è un po’ una ferita aperta in un’Italia chiamata a grandi sacrifici e che, ancora una volta, mostra una tendenza alla polarizzazione del dibattito tra chi è a favore e chi è contrario. Dibattito di cui ha recentemente dato conto il Sole 24 Ore Sanità, che nel fascicolo del 20 dicembre ha ospitato l’intervento di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno, del centro studi Cerm, e di Ettore Jorio, professore di diritto sanitario dell’Università della Calabria. «L’Ordine dei farmacisti» argomentano Pammolli e Salerno «ha lamentato l’insostenibilità dell’intervento sui bilanci delle farmacie» ma se i margini risultano abbattuti, «si libererebbero risorse superiori ai 600 milioni di euro all’anno, ossigeno vitale per le famiglie». Dall’altra parte, le farmacie avrebbero comunque spazio per recuperare la redditività persa, che «andrebbe ricercata attraverso l’ammodernamento professionale e gestionale, sviluppando il modello della farmacia dei servizi» oppure «realizzando economie di scala e di scopo». Una visione che però, controbatte Jorio, non tiene conto degli «sconti pretesi dal Ssn, della vendita per conto del sistema pubblico, dei consistenti ritardi dei pagamenti (in alcuni casi anche oltre l’anno)». Allargando lo sguardo, continua Jorio, il provvedimento ha lo «svantaggio di incentivare il consumo dei farmaci e di allargare le maglie dei controlli nei confronti di una rete non più concessionaria del servizio pubblico, ma largamente diffusa». E, poiché la rete è rappresentata in larga parte dalla grande distribuzione, che per Jorio è tra i principali destinatari dell’intervento, si fa più forte la preoccupazione per i «non rari esempi di permeabilità dei capitali malavitosi nel sistema distributivo all’ingrosso alimentare e dunque anche di quello non condizionato dal rilascio di una concessione». Per Pammolli e Salerno le conseguenze positive della liberalizzazione ricadono invece sulla società, come «riduzione dei margini di intermediazione, nuove potenzialità imprenditoriali e occupazionali».

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